"Mammola" , il panino che è un'esperienza. A Catanzaro.

Venerdì 31 Gennaio 2020 21:19 di Adriana Guzzi

Si recensisce, dicono, ciò che si conosce. 

Ma io che amo raccontare esperienze, anche stavolta mi terrò ben lontana dalla recensione "classica".

Preferisco raccontarvi la storia di una serata qualsiasi nel centro storico di Catanzaro, una serata in cui gli elementi si sono combinati in modo tale da renderla speciale.

Questo è per me, significa fare ricezione. Essere una cornice modellabile, per rendere un'occasione piacevole.

Quella sera hanno scelto per me un posto che mi è calzato, come la scarpetta di Cenerentola dopo una giornata faticosa.

Invece del cristallo da palazzo, mi son ritrovata avvolta  dalla tempra della mia terra abbinata alla delicatezza di una coccola.

"Jamu" ha tre tavoli, mi apre la porta come un fidanzato che ti aspetta da ore. Due occhiate e rivela subito un'identità: il legame col territorio combinato all'innovazione.

Si avvicina con discrezione a un week end difficile, Cecilia si appoggia al nostro tavolo per raccontarci la cucina. Ho poca fame (per assurdo) e poca voglia di parlare (utopia). Ho voglia di un buon vino, dico, con qualcosina di leggero. 

Come una mamma quando torni a casa stanco e ti vuol far contento, mi consiglia, sopporta le opposizioni, subisce la mia decisione.

Non lo voglio quel panino con Baccalà, broccoli e succo di bergamotto.

Sorride e mi accontenta, ma il destino si sa non conosce opposizioni, e quel panino arriva al mio tavolo grazie alla compagnia giusta. 

"Mammola" è la dimostrazione che non puoi sapere cosa ti stai perdendo, se non vai oltre.

Oltre l'idea dei broccoli in un panino e del baccalà se non hai fame.

Mammola è esperenziale. E' sapore delicato di ingredienti "forti".

Il profumo del bergamotto col croccante del pane ai cereali, la morbidezza di un baccalà che si scioglie in bocca e i broccoli appena saltati che passano giusto per lasciare quel pizzico di piccante alla fine.

Il risultato è quello sperato per ogni buon cibo: mangiare per il gusto di farlo.

La mia NON fame lascia il posto al furto del panino a chi era con me, anche lui complice di una serata che ricorderò.

Sorride ancora Cecilia  quando si accorge di avermi sedotta come si era prefissata.

Sorrido io dicendo che abbiamo bisogno di posti come questi. Un salotto caldo e intimo da cui uscire meglio di come siamo entrati.

Grazie ai vini rigorosamente locali, finisce in caciara anche se iniziata sotto tono, l'anima del centro storico passa per dalle risate e dai ricordi, rigorosamente giallorossi.

Scrivo di questa serata perchè so che in Città ci sono realtà da raccontare senza nomi, indirizzi e orari d'apertuta, ma fatte dalla volontà di chi ci crede ancora e sa riservarsi la nicchia dell'eccellenza.

E  il panino "Mammola" , per me, si candida tra queste. Io quella sera ho bevuto Nanà (Ceraudo) e Vescovado (Chimenti) .

Entrambi rossi, il Vescovado più deciso e tannico. Il Nanà più aromatico e immediato, secondo i miei gusti. Due vitigni  autoctoni antichi : Gaglioppo e Magliocco.

Ma fatevi consigiare dai padroni di casa,  non fate il mio errore. Da "Jamu", quando volete. 

  


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