
L’erudito Gabriele Barrio Modello di orientamento per storici e studiosi di Franco Emilio Carlino
Lunedì 13 Agosto 2018 11:52 di Redazione WebOggi.it
L’erudito Gabriele Barrio
Modello di orientamentoper storici e studiosi
di Franco Emilio Carlino
In ragione dilimitate testimonianze, realizzare una sintesi biografica del religioso calabrese Gabriele Barrio,storico eletteratodel Cinquecento, non è per nulla semplice, anche se non mancano utili elementi proposti in alcune biografie prodotte da altri autorevoli letterati,che nel tempo si sono avvicinati al Nostro, tra cui il Soria e l’Accattatis, che non esita a definirlo “dottissimo storico ed antiquario” e che nella sua opera LeBiografie… riportando un passo del Capialbi in riferimento cosìcompila: “Lo studio dell’antichità (scrisse il Capialbi nella Biografia Napoletana) racchiude in sé tanto di piacimento e d’interesse per coloro che li coltivano, che rapisce ed innamora. Molto più, poi, questo diletto ispirano le cose patrie; e si son viste persone consumare intiera lor vita ad indagarle, e con somma diligenza tramandarle ai posteri. Mancava alla Calabria uno scrittore di polso che ne avesse riunito le sparse notizie del suo prisco stato, e con senno e criterio ne avesse disteso la narrazione, quando Gabriello Barrio si accinse all’opera, e riuscì in modo, che tutti coloro i quali vollero tentare la medesima impresa e battere la strada istessa di gran lunga dappresso rimangono, non che giungano ad oscurare sua gloria”. Ciò nonostante, anchecol presente scritto, per quanto possibile,cercherò di suscitarel’attenzione dei lettori del Nuovo Corriere della Sibaritide,che ringrazio per lo spazio concesso,sulla figura, credo, del principale storico calabrese per antonomasia. E sì, perchéGabriele Barrio deve a giusta ragione essere consideratoobiettivamente il numero uno come storico, non solo per aver preceduto altri in ordine di tempo, ma soprattutto perché è proprio con Lui che iniziò ad affermarsi il pensiero e una visione unitariadella nostra regione meglio precisata, sia in riferimento alla sua unità geografica e quindi del suo territorio, sia riguardo al suo profilointellettuale e quindi della sua cultura.
Come per il Marafioti, anche per il Barrio o Barri, come spesso viene appellato,le poche informazioni sullasua vita che si riescono a guadagnare a supporto della ricerca risultano, quindi, provenire in gran parte dalle sue opere: Pro lingua latina, De aeternitae urbis,De laudibus Italiae, ed in particolar modo dalla suasingolare e incomparabile opera dal titolo:Il De antiquitate et situ Calabriae, Libri quinque.(Antichità e luoghi della Calabria con traduzione italiana di Erasmo A. Mancuso, Brenner, Cosenza, 1979).Non ho dubbi, inoltre,che nel considerare la suddetta opera come fondamentale per la storia della Calabria editata a Roma da apud Iosephum de Angelis nel 1571vi sia, anche nel contesto degli storici attuali, una larga unità di vedute. Si tratta di un lavoro di grande interessecompilato in latino che l’autore, secondouna vasta area della storiografia accreditata, aveva già terminato molti anni prima ma senza darlo alle stampe.Tra le sue opere secondarie si segnala anche una biografia diGioacchino da Fiore, accolta nel testo "Vaticinia Ovvero Prophetie dell'Abbate Gioacchino da Fiore".
Il Nostro per quanto se ne riesce a sapere vennealla luce verosimilmente nel corso del primo decennio del 1500, secondo alcuni più precisamente nel1506, in quella che allora era la Calabria Ultra, nel borgo di Francica in provincia di Catanzaro, adessoterritorio della provincia di Vibo Valentia. Indossò l’abito talare e divenne sacerdote.Sulla vicenda circa una sua appartenenza all'Ordine dei Minimi, fondato da san Francesco di Paola,non convincono molto le informazioni definite da alcuni storici, chepermangono molto confuse,anche se a riguardo non passa inosservata la nota di Benedetto Clausi nella quale scrive “chemai Barrio appartenne alla Famiglia francescana, nemmeno al Terz’Ordine, comequalcuno ha supposto”,ed è sempre il Clausi che in un ulteriore passaggio della biografia sul Barrioriferiscecome sia“Opportuno e sempre valido quindi l’auspicio espresso da R. Benvenuto:«Chi sa che in un prossimo futuro [...] non si possa tracciare finalmente il medaglione del nostro Storico per il prestigioso “Dizionario biografico degli Italiani”, dove tuttora, purtroppo, non figura!» (Gabriele Barrio, frate e storico di S. Francesco di Paola, «Calabria Letteraria», 32, 1984, p. 72). […]dove in relazioneall’appartenenza ai Minimi, ipotizza che l’ingresso del Barrio nell’Ordine abbia avuto luogo nel 1524.Ma non manca,scrive ancora il Clausi,chi sulla scia del Toppiafferma “che Barrio fu soltanto prete secolare, le carte comprovanola sua appartenenza ancheal clero regolare: prima all’Ordine dei Minimi e poi a quello degli Ospedalieri di Santo Spirito”.
La vicenda ebbe luogo secondo quanto riportato dal Soria da un errore di stampa dovutoal nome del luogo di nascita del Barrio che indusse molti autori tra cui il Wading a definirlo Franciscano anziché Francicano dovutoalle sue origini di Francica. (Cfr. Soria, p. 66,Memorie storico-critiche degli storici napolitani). Informazione, poi, confermata anche daAngela Codazzi per la Treccani,che tentando un approccio con la biografia del Barrio nel fornirealcune indicazioni non esaustivecirca la rappresentazione della vita di questo grande storico,a riguardo scrive: “Fu sacerdote secolare, non francescano come più d'uno lo disse, equivocando sull'appellativo di ‘Francicanus’ dal luogo d'origine. Visse nell'orbita della principesca famiglia dei Sanseverino e compose varie opere di erudizione sull'eccellenza della lingua latina, sull'eternità di Roma, sulle bellezze d'Italia”. Ed èattraversola stessa Codazzi, che si rileva comel’Aceti,vescovo di Lacedonia (AV) nella metà del XVIII secolo, (1744-1749),rinvenne unacopia manoscritta dell’opera del Barrio, che lo “stesso aveva emendato ed accresciuto”. Informazioni presenti anchenell’opera del Soria che nelle note biografiche riguardanti l’Aceti in relazionecosì riferisce: “Avendo egli veduto, che 1'opera di Gabriele Barrio sulla Calabria era divenuta assai rara, ed era nell'istesso tempo così scorretta, che avea fatto rinnegar la pazienza fino ad AbramoOrtelio, ne intraprese perciò una nuova edizione, e si servi diun codice della Vaticana, postillato e corretto in più luoghidi mano del medesimo Barrio, […]. Vi aggiunse inoltre alcune osservazioni critiche, fatte sulla medesima opera da Sertorio Quattromani, che conservavansiMSS. nella Biblioteca Angelica di S.Agostino; ed avendola egli stesso accresciuta di sue Note storiche, e topografiche;di alcuni Prolegomeni intorno a' primi abitatori delle Calabrie,di un Sommario cronologico delle cose ivi occorse dalla venuta diG. C. fino a' suoi tempi, e di un Catalogo degli antichi luoghi,e degli uomini e donne illustri di quella regione, diella alla luce sotto di questo titolo: In Gabrielis Barrii Francicanide Antiquitate et situ Calabriae librosV, nunc primum ex autographo restitutos, ac per capita distributosProlegomena, Additiones, et notae. Quibus accesserunt Animadversiones SertoriiQuattromani, Roma 1737”.
Per proseguire gli studi, in un primo momento,secondo alcune fonti, il Barrio si spostò presso Napoli. In seguito,forselusingatoda mons. Guglielmo Sirleto (cardinale), anche lui calabrese e compaesano di Guardavalle in provincia di Catanzaro, allora custode della Biblioteca Vaticana, si trasferì a Roma.Il Barrio senza dubbio ha rappresentato e continua a rimanereun fondamentalepunto di orientamento per i tanti studiosi tra i quali si vogliono ricordare G.Fiore da Cropani e Girolamo Marafioti, oggetto di altri miei contributi nei precedenti numeri della testata, ma anche l'Abate Pacichelli, Elia Amato, Tommaso Acetie tanti altri ancora,che,attraverso la sua opera, immensa fonte di informazioni, spesso prendendolo a modello,hanno potuto trovare importanti indicazionisulla storia regionale.
Ritornando brevemente alla sua principale opera, va sottolineato come Il De antiquitate et situ Calabriaesi componedi cinque libri. Il primo, secondo la ripartizionedi Tommaso Aceti, altra figura dotta della Calabria Citra nato a Figline Vegliaturo in provincia di Cosenza (filologo, bibliotecario e vescovo cattolico),fu scrittoin ventidue capitoli e si occupa della Calabriain generale, con particolare attenzione al suo profilo storico, mentre il penultimo capitolo prende in esame la questione dei diversi dialetti calabresi. Nei rimanenti libri, articolati in ulteriori ottantaquattro capitoli, è possibile, invece, penetrare attraverso minuziose spiegazioni in quella che èla morfologia della Regione con particolare riferimentoalle coste, ai rilievi, all’idrografia, oppure negli aspetti antropici riguardanti ladistribuzione e le attività umane, le persone,i centri abitati, e in quelli economici in relazione alleforeste, all’agricoltura, ai prodotti.L’opera del Barrio si collegava nella scia delle diverse vocazioni storiografiche alla ricerca di rinvenire quanto di meglio c’era nel capitale identitario della comunità calabrese fatto di tradizioni edesideri.Ma, per capire veramente l’attenzione che questo grande storico aveva per la sua terra con la quale anche quando era fuori continuò a mantenere relazioni oltre che di affari anche di sentimenti e di affetto ecco quanto scrisse il Soria: “Il suo genio predominante nulladimeno era per le antichità del suo paese, e impiegò moltissimi anni in viaggi e ricerche tanto, in Calabria, quanto in Roma, per venir a capo di formarne compiutamente la corografia e la storia. Ebbe corrispondenza con vari uomini eruditi, che rincontrò nella nominata città, dove trasse la maggior, parte de' suoi giorni e i dotti Cardinali Guglielmo Sirleto e Giulio Antonio Santoro l'onorarono d'una particolar amicizia, e patrocinio”.
A conclusione della presente ricerca,pensata sulle diverse biografie esistenti,ho potuto notare come molte delleinformazioni sul Barriosono imprecise comprese quelle sull’annodella sua dipartita che secondo i più che ne riferiscono avrebbe avuto luogo in Francica nel 1577.
