Le " bestie" per Willy, il "vizietto" del Dj. Ecco spiegato il male.

Mercoledì 09 Settembre 2020 13:00 di Adriana Guzzi

Il tribunale è, ormai, social. Le condanne cadono lapidarie e violente sulle "bestie" che hanno massacrato un ragazzo fino alla morte. 

Ma non solo. L'altra faccia social, quello che tutto può e tutto dice, esulta fino a finire sulle maggiori testate per vilipendio del buongusto.

Le maggiori testate bollano come "vizietto" la violenza perpetrata e volontaria su una donna dal candido Dj incompreso.

 

Una donna, un giovane di colore.

E le condanne diventano battaglie ideologiche.Razzismo e violenza di genere collocano una violenza aggravata dal genere e dal colore della pelle. Il tentativo è di processare un'idea, una logica culturale e politica. A processo le "bestie"capaci di questo , assolti tutti gli altri. A chi osanna, a chi si sdegna e vomita violenza, la consolazione di non farne parte, di quelle bestie.

E quasi ci crediamo. E quasi un post ci fa sentire di stare dalla parte dei buoni. E invece no, ci piacerebbe, ma no.

Perchè un ragazzo che muore senza alcun motivo, mentre agonizza a terra un colpo dopo l'altro, è un essere umano pestato a sangue.

Un essere umano che ha sentito la vita scivolare senza sapere perchè, pur avendo avuto venti minuti di dolore in cui se lo sarà chiesto.

E la risposta non può avere il colore del razzismo. Perchè spiegare una bruttura così totale solo con un ideale, lo uccide ancora.

E una donna, violata e torturata, nel corpo e nell'anima senza alcuna colpa non può e non deve essere l'onta per sè stessa da donna.

E'una vita, calpestata e umiliata.

Potete chiamarlo "vizietto" e sconcertarvi quanto volete, la verità però è molto più oscena: il male esiste e non si spiega.

Il lato oscuro di un essere umano che arriva a prevaricare su un altro, non è riconducibile al genere o al colore, quel male è parte di lui. La bestia è stata nutrita giorno dopo giorno, "vizietto" dopo vizietto, prepotenza dopo prepotenza.

Ora ha solo trovato un'idea o un credo per uscire e giustificarsi.

Oggi una donna da molestare, domani una razza da discriminare, dopodomani una vita da spezzare.

Ogni volta che un piccolo uomo pensa di aver potere su un altro, ogni volta che un essere umano prevarica sull'altro, la bestia cresce.

E mi piacerebbe pensare che il maiale frustrato di turno che molesta una sua dipendente, collaboratrice o amica, sia solo un povero bavoso, a confronto con la sua impotenza , ma non lo è.

E' un uomo che ha fallito come essere umano, e ogni giorno si avvicina alla bestia svirilizzata che è in lui.

Mi piacerebbe anche pensare che chiamare "scimmia" una persona per motivi razziali sia segno di mera ignoranza culturale, ma non è così.

E' l'apertura della gabbia per la belva dell'intolleranza, e quando una belva lascia la gabbia, divora tutto ciò che trova.

Infine, mi piacerebbe pensare che l'indignazione e la violenza verbale riversata sui social per qualsiasi ragione o credo o anche in mancanza di ciò, sia frustrazione battuta su tastiera. 

Ma è solo una briciola che ogni volta diamo da mangiare alla nostro mostro, mentre pensiamo di sfamare il nostro senso di giustizia o la nostra opinione. 

In questo giorno, guardo il branco capace di sfondare la vita di un gracile ragazzino e il singolo ometto saziato dalla tortura di una ragazza inerme.

Li guardo, attentamente, e mi fanno tremare l'anima. 

Tremo al pensiero che il male puro esista. Che esista e non ha spiegazioni. E più lo guardo e più tremo.

Una cosa sola mi spaventa di più però, che mentre mi sento più umana e lontana da questa malvagità, la bestia oscura cresca in ognuno di noi con piccoli pasti fatti soprusi, leggeri, silenti e inosservati.

No signori miei, non è razzismo.

Non è violenza di genere.

Non è ingiustizia e...

No, nessuno di noi è innocente.

Il male esiste, e non si spiega...ma si nutre. Cercatelo nello specchio.

 


Galleria Fotografica




Notizie più lette