"La società civile fatica ad accusare se stessa" l'intervento di Gratteri al convegno con il Ministro Bonafede

Lunedì 08 Aprile 2019 20:35 di Isabella Pesce

 

"Lo sappiamo tutti e lo abbiamo detto tante, troppe volte, anche oggi.

 

Esiste un intreccio profondo tra crescita del fenomeno mafioso e la corruzione, ma credo che questo intreccio sia un fenomeno ancora non riconosciuto nel contesto sociale, ancora non ammesso o comunque non compreso, e la ragione è chiara: la società civile fatica a credere che essa stessa sia così vicina alle associazioni mafiose, fatica a credere che ne permette la sopravvivenza, insomma fatica ad accusare se stessa.”

 

Queste le parole del Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, intervenuto al convegno Legalità e Corruzione organizzato dall’Università Magna Grecia, alla presenza del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

 

“Un conto è pensare ci si fa favori reciproci “tra di noi”, un conto è ammettere che ci si fa favori “tra loro, i mafiosi, e noi”. Per le associazioni mafiose – spiega Gratteri - la necessità di ripulire e reinvestire i capitali che ha accumulato e continua ad accumulare con le attività illegali è diventata paradossalmente un problema in virtù della mole di denaro.

 

Il percorso è noto: prima estorsioni e contrabbando, poi rapimenti, poi ancora droga. Tra le varie strategie percorribili per mettere a frutto questi capitali le associazioni di stampo mafioso hanno individuato nella corruzione la via maestra, idonea ad aprire nuovi spazi di manovra altrimenti non possibili, permette una vera e propria politica di espansione.

 

Per comprendere questo dobbiamo mettere a fuoco un dato: si tratta di strategia programmata, non lasciata all’improvvisazione. Le mafie cambiano, mutano, adeguano le loro tattiche ai tempi e ai luoghi e hanno capito che in certi contesti e per certi fini è più proficuo barattare e non minacciare.

 

In particolare - continua il Procuratore - hanno compreso che per conquistare l’economia legale con i capitali illegali di cui hanno grande disponibilità, per arrivare agli appalti pubblici del Nord, per ottenere concessioni e autorizzazioni, la minaccia, la pistola, gli incendi di auto non avrebbero rappresentato un mezzo idoneo capace di arrivare allo scopo; hanno messo a fuoco, in maniera nitida, che i pubblici funzionari non sono disposti ad accettare la minaccia, la violenza, vogliono piuttosto essere conquistati, almeno all’inizio”

 

Anche secondo Bonafede “Va considerato il nuovo approccio nell’affrontare il tema della lotta alla corruzione. Prima si è sempre detto che il tema riguardava solo la giustizia, invece riguarda tutti i settori sociali, penso alla sanità come qui in Calabria, alle infrastrutture. Tutto questo non era scontato: quando ho detto queste cose in Parlamento – ha ricordato il ministro – sono stato bloccato e impossibilitato a parlare, mi dicevano ‘fai i nomi’ ma non si tratta di nomi, ma del fatto che si parla di costruire un Paese migliore

 

 


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