La raccomandazione è una “tamarrata”, le nuove generazioni cambiano

Domenica 02 Settembre 2018 13:28 di Redazione WebOggi.it

Catanzaro è il capoluogo della Calabria la regione più povera d’Europa, questo è un dato oggettivo. La comunità di Catanzaro dovrebbe avere la funzione di guidare i processi burocratici di tutti i calabresi, a questo dovere diritto moltissimi catanzaresi hanno abdicato. Potrebbe sembrare un ragionamento complesso ma difatti non lo è, per fare un esempio i bolognesi sono coscienti del proprio ruolo all’interno della florida Emilia Romagna e quotidianamente cercano di migliorare, di essere attenti e vigili sui cambiamenti della società all’interno della loro regione e ci sono eccellenze di caratura mondiale in diversi settori dal turismo come la Riviera alla produzione industriale. Eppure i bolognesi sia nel terziario pubblico che in quello privato sono al servizio della regione studiano si acculturano giornalmente tutelano le loro eccellenze e cercano di attrarne altre per offrire il massimo della qualità. L’esatto opposto succede a Catanzaro dove la tutela del piccolo orticello nel settore pubblico come in quello privato diventa la missione della vita. Con questa mentalità perversa del mantenimento dello status quo succede che presidenti di associazioni di categoria restino in carica mezzo secolo, i commercianti non tollerano l’isola pedonale sul corso pensando di essere ancora nel 1978 quando tutta la Calabria frequentava Corso Mazzini e non nel 2018 dove c’è un centro commerciale in ogni comune, i dipendenti pubblici difendono con ogni mezzo il loro “diritto “ di non lavorare o di lavorare poco o come pensano che sia giusto per il loro rango sociale, i sindacalisti difendono i premi di produttività uguali per tutti. Una anarchia disordinata in cui ognuno si ritaglia una sua dimensione per stare bene indipendentemente da tutto. Questa sintetica descrizione della situazione nella città di Catanzaro è la fotografia della Calabria ed in fondo anche dell’Italia, un popolo ingessato che non riesce più a costruire, che non accetta la competizione e tende a demolire chi fa. Ormai essere dinamico in Italia e nel sud in particolare è una colpa, superare i concorrenti o i coetanei è lesa maestà, il successo di ogni genere non può essere perdonato, la cultura comunista di cui è impregnata l’Italia fin dal dopoguerra si è miscelata con la difesa della classe media in un cocktail per creare un orizzonte comune in cui non ci sono eccellenze, non ci sono figure predominanti, non ci sono i più bravi un progetto culturale contro l’indole umana, un progetto che adotta la repressione per uniformare il livello per una società senza numeri uno, che potrebbero offendere la sensibilità degli altri. Questa logica perversa è in vigore in ogni campo, dalla politica al mondo delle imprese, ma la cosa più traumatica è l’istituzione ufficiale di tale regime culturale fin dalle scuole dell’obbligo. Uno dei casi più incredibili successi in Italia è quello della “Patari -Rodari “ in cui i genitori di alcuni alunni hanno dovuto fare dei ricorsi per vedere riconosciuto il massimo dei voti ai propri figli. La cosa più grave è l’ammissione dell’errore da parte dei dirigenti scolastici con l’effetto di rifare gli scrutini. Questo episodio è l’emblema della narrazione della città dove a dei ragazzini che hanno studiato con passione ed entusiasmo per primeggiare vengono tarpate le ali non per le loro capacità, ma perché c’è un errore nella valutazione del loro lavoro scolastico. In una  città dove ormai ci si iscrive alla massoneria come se ci si iscrivesse alla tessera punti dei supermercati, c’è adesso un nuovo problema: le nuove generazioni si vergognano delle raccomandazioni e tutti i ragazzi vogliono che le cose siano giuste e normali. Poveri genitori frustrati, come faranno ad abituarsi al fatto che i figli vogliano la normalità, non accettano di essere chiacchierati dai coetanei, perché quello che ai tempi della Democrazia Cristiana era uno status simbol, oggi è sempre più una “tamarrata” e perdonateci, ma ne siamo contenti.

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