
La pandemia cambia l'ambiente, l'ambiente incide sulla pandemia e gli Italiani scappano dalle metropoli.
Venerdì 12 Marzo 2021 18:59 di Redazione WebOggi.it
Molti gli studi in questo anno trascorso in pandemia sulla correlazione tra inquinamento e incisività sulla mortalità del virus. Tantissimi i blasonati scienziati che confermano nella poca solubrità dell'aria un veicolo pericoloso per la salute immediata dell' individuo. Una delle ultime viene ripresa dal Los Angeles Times , il quale riporta una ricerca pubblicata sulla rivista Cardiovascular Research.
Secondo lo studio l’esposizione a minuscole particelle di 2,5 micrometri o più piccole, note in stenografia scientifica come particelle PM2,5, era correlata con una percentuale più alta di morti evitabili da covid19 tra coloro che contraevano la malattia. Il Covid arriva a infierire su una questione allarmante già da parecchi anni, anzi in alcuni casi determina, per assurdo un pò di "respiro" per l'ambiente che vede il mondo fermarsi per questa pandemia.
Il cambiamento climatico e l'emissione delle polveri sottili sta rapidamente mutando l'intero assestamento terrestre, anche in termini di popolazione.
"Alcune aree finiranno per assomigliarsi, come Lazio e Sardegna. La Pianura Padana avrà le stesse emergenze climatiche della Campania e sarà investita d'estate da ondate di caldo che colpiranno vegetazione, animali, persone. Al sud invece avremo temperature che regolarmente saliranno sopra i 40 gradi: quel che abbiamo visto accadere in Australia negli ultimi anni è solo un'avvisaglia". Come riportato da "Repubblica.it", Paola Mercogliano, climatologa del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc), descrive così l'Italia del futuro ai tempi della crisi ambientale se i gas serra continueranno ad aumentare.
In sostanza chi vive in zone poco salubri metterebbe a rischio il proprio sistema immunitario, rendendo di fatto il corpo poco reattivo all’attacco di virus e batteri.
Inoltre , potrebbe mutare profondamente l'agricoltura, il turismo, i valori del settore immobiliare che rispettivamente da noi valgono il 12, 13 e 15% del prodotto interno lordo.
A questo si aggiunge la tendenza tutta "pandemica" di lasciare le città per scegliere posti più vivibili ai bordi delle metropoli. Già oggi le città, specie quelle più rilevanti e care dal punto di vista economico come San Francisco, Londra, Milano, si stanno svuotano per la combinazione del lavoro in remoto e le paure nei confronti delle zone troppo affollate.
Dati che nel mondo cominciano a dare un chiaro disegno del futuro, di alcune zone in particolare.
Secondo il rapporto “Qualità dell’aria in Europa. Rapporto 2018” dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) di Copenaghen, infatti, nel vecchio Continente vi sono ben 3,9 milioni di persone che vivono in aree in cui i limiti dei principali inquinanti dell’aria vengono costantemente superati. Fra queste, una vastissima percentuale vive nel Nord Italia: ben il 95%.
Questo significa, in breve , che le conseguenze sulla salute date dall'inquinamento ricadranno per lo più su persone che vivono nel nord del nostro paese.
La Pianura Padana ha già confermato un triste primato in termini di qualità dell'aria, e i dati sulla mortalità del Covid19 non lasciano dubbi sulle condizioni del sistema respiratorio di chi vive in ambienti altamente inquinati.
Sarebbe il caso di cambiare rotta, o almeno zona in cui vivere, prima che l'aria diventi davvero irrespirabile.
