
Italiani bloccati a Disney World, la storia del catanzarese Tommaso
Domenica 19 Aprile 2020 15:00 di Isabella Pesce
La libera circolazione di persone, ai tempi del Coronavirus, sembra un problema del tutto collaterale, quando non è bollata come mera richiesta superflua e antisociale.
Non dovremmo permettere che la paura, però, ci faccia dimenticare i bisogni essenziali dell'uomo, tra cui quello di poter tornare nella propria terra o di avere la necessità di lasciarla.
Il come è qualcosa di qui dovrebbero occuparsi le istituzioni.
Se la questione, nello spazio tutto italiano compreso tra Nord e Sud, è stata in grado di mostrare le lacune organizzative del Governo (leggi “fuga di notizie”) e la poca capacità sociale di mettersi nei panni dell'altro, a livello internazionale il problema si amplifica.
Ce lo racconta Tommaso Rosati, 26enne di Catanzaro che ad agosto era partito alla volta della Florida per inseguire un sogno che più americano non si può: lavorare a Disneyworld. Un sogno che si è trasformato, in piena pandemia mondiale, in un incubo.
“Sono partito dopo diversi colloqui con l'entusiasmo di lavorare per un'azienda importante come Disney e con la sicurezza di un contratto di 15 mesi.” Ci dice al telefono Tommaso, che alla fine della scorsa estate inizia a fare il bar tender nel parco divertimenti più famoso del mondo, insieme a colleghi, perlopiù sotto i 30 anni, provenienti da ogni parte del mondo.
Sì, perché Disney, il luogo dove i sogni si avverano, è anche un'azienda multiculturale che basa sulla diversa nazionalità dei suoi dipendenti un'ideale abbattimento delle barriere.
Tutto procede tra coriandoli, attrazioni, lustrini e 8 ore di lavoro al giorno, fino alla pandemia che sconvolge la vita fuori e dentro il parco.
All'inizio anche oltreoceano la situazione è presa sottogamba: il 13 marzo, quando in Italia le disposizioni vietavano già da due giorni qualsiasi spostamento non essenziale, Disney chiude i suoi parchi comunicando ai dipendenti che a fine mese avrebbero ripreso a lavorare, invitandoli a rimanere nelle residenze, ovvero gli alloggi da 6 persone messi a loro disposizione. Nessuna precauzione ulteriore.
“A inizio aprile sono dovuto rientrare in Italia per esigenze familiari” dice Tommaso “convinto ancora di tornare per riprendere servizio, come ci avevano assicurato”
Pochi giorni dopo però, con l'aumentare dell'emergenza, arriva la comunicazione, via mail: i ragazzi avrebbero dovuto lasciare le residenze dopo 10 giorni, esattamente il 18 aprile e il contratto di lavoro si sarebbe interrotto con un'indennità di 700 euro.
“Gli americani sono tornati a casa” racconta Tommaso, che seppur in Italia ha mantenuto i contatti con i suoi colleghi “gli altri si sono trovati nella più totale incertezza e delusione”.
200 gli italiani, tra i 20 e i 30 anni, che sono rimasti bloccati in Florida con i pochi dollari messi da parte e i biglietti aerei arrivati a costare 3000-4000 dollari.
Inizialmente la Farnesina aveva bocciato un volo speciale per il recupero dei cittadini italiani per l'esosità dell'operazione, circa 400.000 euro. La situazione è stata sbloccata però dall'avvocato Simone Carbella che attraverso l'Ambasciata d'Italia negli Stati Uniti, e con la collaborazione della Farnesina, è riuscito ad organizzare un volo low cost che domani, 20 aprile, riporterà i ragazzi in Italia.
La compagnia aerea Neos si è resa disponibile a viaggiare in perdita, all'andata l'aereo è infatti partito vuoto, e a mettere i biglietti a disposizione per 960 Euro, che gli ex dipendenti italiani Disney hanno ovviamente dovuto pagare personalmente. Tutto pur di rientrare a casa.
Il sogno americano che si è rivelato un incubo, solo un po' più colorato, è l'esempio di come la convinzione occidentale di essere privilegiati proprietari nel mondo, liberi, a differenza di altri, di muoversi a piacimento, sia stata drammaticamente messa in discussione dal virus.
Che questo cambio di prospettiva, magari, serva in futuro per realizzare le condizioni che ci facciano essere tutti, davvero, cittadini del mondo?
Intanto a Tommaso e a tutti gli altri ragazzi che rientreranno tra poche ore, l'augurio di poter continuare a seguire i loro sogni, qualsiasi bandiera essi vogliano sventolare.
