
Inquinamento e Coronavirus, approfondimenti sulla teoria "scomoda"
Sabato 21 Marzo 2020 14:00 di Isabella Pesce
La correlazione tra Coronavirus e qualità dell'aria è al centro di numerosi dibattiti scientifici, ma è un argomento ancora poco noto alla popolazione.
Non sono molti, infatti, i media che se ne sono occupati finora, tra questi un'interessante servizio di Rainews24 del 19 gennaio mette in luce come la diversa pesantezza tra particelle presenti nell'area possa determinare una distanza diversa di spargimento delle stesse nello spazio. In riferimento al Coronavirus questo vorrebbe dire che i particolati, cioè le particelle inquinanti estremamente leggere, fanno da veicolo per il virus portandolo ad una distanza superiore al metro, arrivando a consentirgli di percorrere fino a 10 metri, con una possibilita di contagio che aumenta esponenzialmente.
La teoria per cui l'inquinamento è uno dei fattori più importanti di morbilità (cioè di reazione maggiore al virus in una zona rispetto ad un'altra) prende origine da questo assunto ma si sviluppa in diversi punti, come ci ha gentilmente e professionalmente spiegato il dott. Aristide Anfosso in un approfondimento telefonico.
Tra i primi a parlarne sui suoi canali social, medico di famiglia noto per la sua pluridecennale esperienza con i virus respiratori, il dott Anfosso si è laureato nel 1979 in Medicina e Chirurgia all'Università di Napoli. Durante gli anni ha potuto osservare, da studioso, il decorso della virosi respiratoria sincinziale del 1978, della Sars del 2003, dell'influeza suina, dell'aviaria. "Tutti virus che siamo riusciti a sconfiggere" dice al telefono il medico "senza tuttavia prenderci delle responsabilità", come quella di ridurre drasticamente le emissioni di smog e preservare l'ambiente.
Dannose per l'organismo in qualsiasi condizione, le polveri inquinanti si accumulano sui «macrofagi alveolari», le cosiddette cellule della polvere che non riescono più a svolgere al meglio la loro funzione di catturare e distruggere virus e batteri. Inoltre le particelle inquinanti provocano una broncostruzione e riducono la capacità respiratoria, il che fa aggravare il quadro clinico del paziente.
In quest'ottica appare evidente che ammalarsi in Sicilia o in Calabria non è lo stesso che ammalarsi in Lombardia, dove una ricerca della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), in collaborazione con le università di Bari e di Bologna, ha rilevato livelli di smog sopra il limite consentito dalla legge nel mese di febbraio. Così come ammalarsi da individui sani, non è lo stesso che contrarre il Covid19 in presenza di patologie pregresse.
Due affermazioni che forse sono più collegate di quello che si è pensato fino ad adesso.
Il dott. Anfosso rassicura anche circa la pericolosità del virus: "in pazienti sani e adeguatamente assistiti non è mortale" e rintraccia negli estrogeni la causa salvifica per cui le donne si ammalano di meno e in maniera meno grave. Questi ormoni infatti vanno a posizionarsi sugli stessi siti recettoriali su cui si dovrebbe insidiare il Coronavirus, "occupandone il posto", il che spiegherebbe anche la clemenza del virus nelle donne in gravidanza.
"Con questo virus dovremo imparare a convinvere, conclude Anfosso, con l'aiuto dei vaccini ma soprattutto con una sorta di immunità su larga scala data dal tempo."
