Inglese, 13 anni di scuola e non sentirli

Mercoledì 17 Luglio 2019 09:00 di Stefano Crisafulli

Dal rapporto Invalsi presentato alla Camera con i risultati delle prove sostenute, che quest’anno al quinto superiore hanno per la prima volta testato anche l’inglese, è emerso un dato sconcertante. Infatti nella prova di lettura (reading) il 10,6% non raggiunge il livello B1, percentuale che sale in Calabria al 21,7%, in Sardegna al 20%, in Sicilia al 18,2%. Nelle stesse Regioni la percentuale di allievi che raggiunge il B2 (traguardo alla fine della scuola secondaria di secondo grado) scende rispettivamente al 31%, al 34,1% e al 34,8%. Nella prova di ascolto (listening) solo il 35% raggiunge il B2. Invece il 25,2%, vale a dire uno studente su quattro, non raggiunge il B1. Nelle Regioni Calabria, Sicilia e Sardegna addirittura non raggiunge il B1, rispettivamente, il 47,7%, il 46,7%, il 40,8%.

A parte la significativa differenza tra gli esiti della prova di lettura e quelli della prova di ascolto, che fanno presumere una didattica più legata ai testi scritti, il dato allarmante che emerge è costituito dal fatto che tali esiti sono registrabili dopo ben 13 anni di studio della lingua. Tutto ciò fa riflettere circa le reali capacità formative della scuola attuale e la conseguente necessità di rivedere una tipologia di didattica che non garantisce una preparazione adeguata per l’inserimento fattivo e concreto dei giovani nel mondo del lavoro.

Nell’epoca della globalizzazione, caratterizzata dalla libera circolazione per i vari paesi di persone, esperienze e merci, non è pensabile che, dopo tanti anni di studio della lingua, i nostri giovani, a differenza dei coetanei degli altri Stati, siano costretti a spostarsi all’estero o a frequentare costosi corsi (peraltro non sempre all’altezza delle richieste e che forniscono anch’essi preparazioni approssimative) per poter acquisire finalmente quelle conoscenze essenziali per affrontare un mercato del lavoro sempre più ristretto, selettivo e competitivo.

A ulteriore riprova, infine, anche secondo l’ultimo report dell’Istat su livelli di istruzione e ritorni occupazionali, l’Italia è al penultimo posto rispetto alla media europea.

Il problema esiste e bisogna cercare una soluzione. Al più presto.


Galleria Fotografica




Notizie più lette