Incidente a Cutro, diagnosi di un disastro.

Mercoledì 06 Gennaio 2021 19:20 di Adriana Guzzi

 

Alle ore 13:15 di oggi 6 Gen 2020, una chiamata giunta alla sala operativa dei vigili del fuoco del Comando Provinciale di Crotone segnala  un incidente stradale sulla via Nazionale nel comune di Cutro.

All’arrivo della squadra dei vigili del fuoco sul posto, una solo auto. 

Un'Alfa Romeo 147 schiantata contro un muretto di delimitazione della via principale del paese. Due persone a bordo: G.S. del 1998 e M.V. del 1974 entrambi residenti a Cutro. Una di loro, incastrata tra le lamiere, viene estratta dai Vigili del Fuoco dopo non poche fatiche e portata in ospedale dai sanitari del 118.

E quì la notizia, come siamo abituati a leggerla, sarebbe finita.

Al lettore resta lo stupore delle foto, dalle quali spesso trae due sentimenti affini: la pena di immaginare un tale schianto e il sollievo di non essere lui quello da estrarre da quelle lamiere.

O un suo caro, o un suo amico, o... nella più tragica delle ipotesi:suo figlio.

Putroppo però, tra questi lettori chi riconoscerà qull'auto accartocciata, c'è.

E la notizia, così come l'angoscia e il dramma, non si limita al minuto di lettura. La pena, quella vera, corre in ospedale mentre i minuti, cruciali, in cui è possibile intervenire corrono più veloci.

Dell'incidente di oggi, si apprende di una concitata gara  a far accogliere il paziente che versa in condizioni critiche al Policlinico di Germaneto, vista l'impossibilità di curarlo nella prima struttura di competenza che,  in questo caso, è quella di Crotone.

Pare che telefonate dopo,  consulto con specializzandi prima e qualche strutturato dopo, la risposta di Catanzaro sia negativa.

Si rimanda la competenza alla chirurgia cardiovascolare di Reggio Calabria, visto il trauma all'aorta avvenuto durante l'impatto.

Rimanda, che già questa di parola accanto ad "emergenza" fa venire i brividi se si pensa che su quel tavolo ci potrei essere io. O voi. 

Ore dopo, sempre secondo quanto appreso, il paziente in condizioni critiche viene "accettato" dal GOM di Reggio Calabria dove viene trasportato in elisoccorso e, mentre vi scrivo, entra in sala operatoria.

Incidente alle 13, trasporto e diagnosi alla prima struttura, ricerca di reparto di competenza per intervenire sull'emergenza cardiaca, elitrasporto a 225 km di distanza sono significate quindi ore che un paziente in condizioni critiche NON PUO'PERMETTERSI, MAI.

Per quanti avessero avuto la grazia di non conoscere camera operatoria, tengo a dire che è il posto più simile a una scialuppa di salvataggio mentre si guarda il Titanic affondare rapidamente nell'abisso.

Per quelli che pensano che la pandemia abbia solo ridotto le entrate al supermercato, voglio con molta forza scrivere che i sanitari sarebbero l'unica famiglia con cui dividere un pasto se finiste in ospedale in questo momento. 

Le conosco entrambe quelle sensazioni, e se guardo quell'auto distrutta non riesco a non pensare che , se fossi cosciente mentre la mia vita è appesa a un filo, vorrei sapere che quella scialuppa è vicina.

Che presto, molto presto, potrei essere su quella scialuppa che a Catanzaro porta il nome del S.Anna Hospital in mani che in centinaia di casi ogni anno hanno riportato il naufrago sulla terra ferma.

E invece no, qualcuno rimane attaccato al telefono per cercare a duecento chilometri chi mi possa curare. Perchè Catanzaro non è potuta intervenire e il S. ANNA E' CHIUSO .

E mi va anche bene se ci arrivo, viva.

Oggi però , noi abbiamo potuto mangiare la cioccolata con i nostri cari e leggere la notizia dopo pranzo, seduti su un caldo divano.

Oggi non ero io a bordo di quella macchina. Non era un mio famigliare, non era mio figlo.

E domani?

Domani, nel mio stato di apparente salute potrei avere una crisi cardiaca, improvvisamente.

Come un incidente che sfonda la quotidianità senza preavviso, potrei rendermmi conto di avere bisogno di avere salva la mia vita e tornare da mia figlia.

Potrei sapere che , sempre senza alcun preavviso, ci sono diverse situazioni per cui sarebbe vitale avere vicino una sala operatoria e medici competenti : lesioni dell'aorta, (rotture, dissezioni, ematomi) infarto, dissezione aortica. 

 

Quindi voglio pensare che in sala operatoria a Reggio ci sia io, o un mio caro. E voglio pensare che se fossi io, tra una boccata di anestesia e l'altra, vorrei solo ci fosse ancora tempo.

Vorrei fossero arrivati in tempo per ridarmi alla mia famiglia.

Un tempo che non ho impegnato a perorare il mio diritto di essere curata a casa, di essere curata al meglio, di essere salvata... perchè impegnato sul mio divano a scorrere i social.

In fondo, in quell' auto non c'ero mica io...Oggi.

Per favore, ridateci il diritto di vivere invece che tirare i dadi della speranza.  Per pietà, riprendiamoci il dovere di ribellarci a chi banchetta sulla vita dei nostri cari. Finchè siamo in tempo...

 

 

 

 


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