"In Calabria i super tickets sanitari non sono stati aboliti"

Giovedì 15 Ottobre 2020 17:00 di Redazione WebOggi.it

"Sig. ministro della salute on. Speranza Lei ha, con grande enfasi, annunciato e tolto il superticket sanitario su visite specialistiche ed esami strumentali e di laboratorio, ma quando toglierà tutti gli altri super tickets sanitari che pagano i malati calabresi?. Infatti un malato calabrese paga ancora due euro per ogni farmaco ed in aggiunta un euro per ogni ricetta, per cui con una ricetta con due farmaci paga 5 euro e spesso anche di più se prende farmaci griffati invece dei farmaci generici. Infatti il sistema sanitario nazionale rimborsa il prezzo del farmaco generico che è inferiore al griffato e il malato che chiede il griffato deve pagare la differenza e noi calabresi purtroppo per la nostra atavica diffidenza siamo la regione con il più basso utilizzo dei generici e ne consegue che i 5 euro spesso, e se va bene, raddoppiano soltanto. Ma il malato calabrese paga un altro super ticket già nel momento in cui prende in mano le chiavi della macchina per andare in farmacia perché in Calabria la tassa di circolazione della macchina è maggiorata di un ticket per ripagare il nostro presunto deficit sanitario per come impone il piano di rientro ormai da più di 10 anni. Inoltre il malato calabrese paga un ulteriore super ticket sanitario nel momento in cui accende la macchina per andare in farmacia perché paga due centesimi in più degli altri italiani per ogni litro di benzina sempre a causa del presunto deficit sanitario per cui un automobilista calabrese paga in media per questo aumento dell’accisa sulla benzina ben 80 euro ogni anno. Se poi il questo malato calabrese che sta andando in farmacia a prendere i farmaci è un lavoratore dipendente paga un altro super salato ticket sanitario, infatti se ha un imponibile di 20.000 euro paga di aumento Irpef a causa del piano di rientro sanitario ben 406 euro rispetto a un dipendente toscano o piemontese. Se il malato calabrese è invece un imprenditore con un imponibile di un milione di euro paga di sopratassa Irap ben 10.700 euro in più di un imprenditore veneto o lombardo. Ovviamente i super tickets sanitari di benzina e tassa di circolazione li pagano tutti i calabresi e non solo i malati. E poi ci sono i super tickets sanitari “nascosti” ma non meno onerosi per i calabresi. Nei Rapporti Sanità dell’Istituto Crea Tor Vergata di Roma che vengono illustrati ogni mese di dicembre presso le commissioni sanità di Camera e Senato in seduta congiunta ci sono dei grafici i cui titoli sono fortemente esplicativi: tavola 10 del decimo rapporto CREA “Quota di popolazione che si impoverisce a causa delle spese socio sanitarie” e tavola 11 “Quota di popolazione soggetta a spese socio sanitarie catastrofiche”, ebbene in entrambi questi grafici la regione Calabria è nelle primissime posizioni, ma purtroppo è in primissima posizione nella drammatica tabella n. 9 “Quota di popolazione che evita di curarsi per motivi economici”. Più super tickets sanitari di cosi si muore ed in effetti in Calabria a parità di patologia rispetto alle regioni del nord Italia si muore prima e dopo 10 anni di piano di rientro per la prima volta nella storia della Calabria l’aspettativa di vita invece di aumentare è diminuita per cui un bambino che nasce oggi in Calabria vivrà meno dei loro genitori. Le tabelle di cui sopra sono la conseguenza di un altro super ticket sanitario cui i calabresi sono sottoposti e cioè al super ticket delle spese sanitarie fuori regione cui sono costretti i malati calabresi che sono fortemente aumentate dopo 10 anni di piano di rientro arrivando alla stratosferica cifra di 329 milioni di euro che si traduce in un superticket per ogni calabrese malato e non malato di ben 166 euro per anno. Purtroppo i super tickets sanitari non finiscono qui perché ce ne è ancora un altro che è il più odioso perché perpetrato dallo stato italiano sotto forma di tasso usuraio nei confronti dei calabresi. Infatti 10 anni fa all’inizio del piano di rientro sanitario calabrese lo stato italiano ha fatto alla Calabria un prestito per risanare il presunto deficit sanitario di 428 milioni di euro che noi calabresi dobbiamo restituire con una rata per trenta anni di 30.740.425,96 (si oltre trenta milioni)di  euro al tasso del 5,89% che è un tasso altissimo da usura che ci costringe a restituire ben 924 milioni di euro, basti pensare che se il tasso fosse dell’1% (che è quello corrente) noi dovremmo pagare non oltre 30 milioni per anno di adesso ma soltanto 16 milioni di euro. Tutto ciò si traduce in un super ticket di 15 euro a testa per ogni calabrese dai neonati agli ultracentenari. Tutti questi super tickets sanitari sono il frutto del piano di rientro sanitario cui la Calabria è sottoposta ormai da più di 10 anni il cui presupposto è che la Calabria ha sforato la spesa sanitaria. La beffa è che la Calabria non ha sforato nessuna spesa sanitaria e  non ha creato nessun deficit sanitario perché è ormai unanimemente risaputo che la Calabria è una delle regioni che riceve pro capite meno fondi sanitari ed è altrettanto unanimemente riconosciuto, per come confermato perfino dal decreto 103 del 30/09/2015 del commissario Scura e vidimato dai ministeri dell’Economia e di quello della Salute (della serie tutti sanno) che la Calabria a fronte dei pochi fondi ricevuti ha tra i suoi circa due milioni di abitanti quasi trecentomila malati cronici in più di due milioni di altri italiani. Sembrerebbe ovvio il fatto che dove ci sono molti più malati cronici in più se arrivano pochi fondi questi non possono bastare e per curare questi malati in più si è costretti a “sforare la spesa sanitaria”. Prova di quanto detto è il fatto che dopo 10 anni di piano di rientro il presunto deficit sanitario annuo è quasi triplicato rispetto a 10 anni fa arrivando quest’anno alla stratosferica cifra di 213 milioni di euro nonostante che ad amministrare la sanità calabrese non sono più gli amministratori calabresi ma direttamente i ministeri dell’Economia e della Salute tramite il commissari al piano di rientro  e i commissari delle ASP calabresi imposti dal decreto Calabria, quindi se con una amministrazione “oculata” e fortemente controllata il deficit sanitario quasi triplica vuol dire che c’è qualche altro problema che non la cattiva amministrazione dei calabresi. Il vero problema della sanità calabrese è la maggior presenza di malati cronici presenti in Calabria a fronte dell’insufficiente finanziamento. La spesa sanitaria calabrese continuerà ad aumentare, per come ha già fatto, perché il malato cronico che non si può curare (per come recita la sopracitata tabella 9 del rapporto sanità) anche a causa delle restrizioni e dei tagli del piano di rientro sanitario, peggiora si complica e poi per essere curato costa molto di più. Si complica e per questo non si può più curare in Calabria ma deve andare nei costosi centri di eccellenza del nord Italia. E’questa quindi la vera causa della forte lievitazione sia del “presunto deficit sanitario” calabrese che delle spese sanitarie fuori regione. Un girone infernale dal quale si può uscire semplicemente e definitivamente finanziando i sistemi sanitari delle regioni non come lo sono adesso ma in base alla numerosità delle malattie presenti in ogni regione, fondi proporzionati alla numerosità delle malattie perché oggi sappiamo quanto costa curare ogni singola malattia e sappiamo in ogni regione quante e quali malattie ci sono. Sig. ministro della Salute on. Speranza di questa semplice verità e di questo semplice rimedio al problema della sanità calabrese (e in genere di tutto il sud Italia) ne è a conoscenza il commissario Cotticelli che invece di venire adesso a dimettersi doveva venire appena nominato per chiedere i fondi proporzionati ai bisogni per poter risanare la sanità calabrese, ne era a conoscenza il precedente commissario Scura in quanto firmatario del sopracitato decreto 103, ne sono a conoscenza i componenti delle commissioni sanità di Camera e Senato informati dai rapporti sanita CREA, ne è a conoscenza il Parlamento perché ci sono proposte di legge  che prevedono il finanziamento in base alla prevalenza delle patologie nelle singole regioni, ne è a conoscenza la conferenza Stato Regioni che nell’anno 2017 ha fatto un parzialissima modifica del riparto dei fondi nel senso sopradetto con il risultato che in Calabria sono arrivati 29 milioni in più e in tutto il sud ben 482 milioni di euro in più. Sig. ministro della Salute on. Speranza adesso lo sa anche Lei e sa cosa è giusto fare. Buon lavoro".

Associazione MEDIASS medici di famiglia a Catanzaro

 

Battaglia Annibale, Bianco Rosa, Fabiano Ester, Greco Antonietta, Muscolo Andrea, Nanci Giacinto e Rossi Carmelo.


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