Il ricordo del docente Federico Procopio

Sabato 29 Aprile 2017 09:38 di Redazione WebOggi.it

Don Federico, forse l’appellativo più consono, per noi mediterranei d’epoca, per indicare stima e devozione, rispetto ed affetto, grande considerazione. IL Liceo Galluppi, corso Mazzini, già orgoglioso di Settembrini e di altre eccellenze, lo ha visto, per moltissimi felici anni, arrivare puntualissimo, con l’impermeabile marrone o con vestito di pari tonalità, in armonia cromatica con gli occhi celesti, candidi e sereni. Ogni giorno era un rapporto continuo con il mondo Greco/Romano, con la cultura esterna e profonda che è alle radici di noi stessi. Don Federico Procopio il meraviglioso mediatore, l’interprete dei grandi, il conoscitore del loro pensiero, con costanti riverberazioni nell’epoca moderna: l’Anfitrione di Plauto e la versione di Garinei e Giovannini nel “Giove in doppio petto”, il senso della democrazia greca, il diritto romano, e così via. Ma di chi avremmo appreso queste cosa, che ci hanno accompagnato nella vita, se non dal carissimo Don Federico, il maestro? Sul palcoscenico del Politeama, quando era un signor cinema, prima di diventare una zuppa inglese con gli interni fragola e panna, campeggiava la scritta “ad tersicorem virginisque musas”, a ricordare l’antica arte teatrale. Traducevano, estemporaneamente, “a tersicore , giammai vergine mancu do mussu” senza che le austere orecchie di Don Federico udissero il fattaccio. Dopo molti anni, glielo raccontammo e si fece tante risate, dicendo che Plauto e Terenzio avrebbero apprezzato. Era raffinatamente arguto, coltissimo, signore del Greco e del latino, autentico baluardo in Catanzaro del Sacro Romano Impero. Vi abbracciamo, Don Federico indimenticabile, con una battuta, per nascondere la commozione.

FEDELE CAIAZZA & PEPE’ GUALTIERI


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