
Gli " zingari" non si offendono , i signori si scusano.
Venerdì 01 Febbraio 2019 11:47 di Adriana Guzzi
Delle parole scritte dall'assessore comunale alla Polizia Municipale, Antonio Zimbalatti," 'Ffundamu i zingari" si è detto davvero tutto.
Unanimi le condanne da parte delle forze politiche come le richieste di dimissione per una frase, scritta sui social, che ha toccato il senso comune dei calabresi e non, e che senza alcun dubbio non incarna lo spirito sportivo "goliardico" che, secondo l'assessore, è comune dei tifosi fuori dallo stadio.
Passi il fatto che chiunque si è trovato a scrivere frasi infelici in contesti sbagliati, NON passi il fatto che Facebook è Facebook e la vita reale è la vita reale. Un social è un mezzo di comunicazione, come quello che sto usando io in questo momento, un viatico per arrivare alle persone, per esprimere pareri e opinioni proprie.
Un mezzo con cui la nostra voce può essere ascoltata dai più, e quel mezzo rimane fedele alle nostre idee se le mettiamo per iscritto. Dirlo al bar tra amici non è più reale che dirlo on line a centinaia, se non migliaia, di persone.
Mi spiace contraddire l'assessore, ma facebook è realmente un modo per diffondere un pensiero. Reale, molto reale.
Il pensiero scritto era infelice? si. La frase non"era proprio consona" no. La frase era offensiva, o almeno lo era nelle intenzioni. Mi spiace però essere una voce fuori coro ma, molti, moltissimi catanzaresi, non si sentono offesi da quelle parole. Catanzaro non ha bisogno di difendersi da certe cose, una città intera non può e non deve riconoscersi in queste dinamiche spicciole ai margini di una partita di calcio.
Quindi sono certa che la mia città andrà alla partita come sempre, col cuore in mano per la sua squadra e la gioia di supportarla come solo noi sappiamo fare. L' Assessore dice che la partita si gioca in campo, e questa è una grande verità. Non è lo sport, i tifosi e le squadre a dover avere ripercussioni dalla vicenda. Quindi il danno non è , si spera, in alcun modo allo spirito calcistico. La riflessione , però , porta con sè ripercussioni ben più gravi, quelle umane.
Quelle che dicono che prima che tifosi siamo persone, prima che cittadini siamo rappresentanti di quei cittadini. Se li rappresentiamo, li onoriamo. Se li amiamo non li svergognamo. E si, se fossi di Reggio Calabria, allora sì che mi sentirei offesa da quelle parole.
E' il senso di pudore poi che trova spegnimento in scuse che sanno di " e vabbè ma scherzavo" . No, uno sbaglio è uno sbaglio, e se lo si ritiene tale ci si impegna un pò di più per ammetterlo. Questo può essere più d'esempio di un'uscita infelice. Le scuse, il riconoscimento umano di fallibilità sono alta espressione di dignità, soprattutto per chi ha un posto da "ambasciatore" di una città. Scusiamoci, facciamolo senza vergogna, che le vergogne sono altre.
Per i nostri rispettivi sindaci, mi auguro vadano alla partita sereni dopo essersi accertati di aver rappresentato lo spirito di calabresi e tifosi fuori dallo stadio. Quello che è di unione e solidarietà, ma anche di ferma distanza da alcuni rigurgiti culturali che di certo sono propri di una minoranza resistente, ma non sono nostri. Senza buttarla in caciara, quello, a volte, lo è.
Voglio concludere con un appello accorato per chiunque si appresti a scrivere e parlare con mezzi di alta diffusione ma anche di bassa, me compresa. Al bar, come sui social, anzichè usare le parole come armi cieche verso nemici invisibili, torniamo a scuola. Torniamo a quando ci si alzava se un adulto entrava in stanza, ai "perfavore" ai "prego" agli "scusa". E apriamo un dizionario più spesso, per conoscere il valore di quello che diciamo e scriviamo. Questo sì che è da signori, atru ca zingari.
