Gioco illegale, il sommerso pesa sul mercato: tra evasione, digitale e criminalità económica

Martedì 07 Luglio 2026 21:46 di Redazione WebOggi.it

Il gioco illegale continua a pesare sul mercato italiano non solo per le somme sottratte al circuito regolato, ma anche per la capacità di adattarsi ai nuovi canali di distribuzione. Secondo le analisi presentate nel 2026 da LUISS Business School e Prisma, il mercato non autorizzato resta una componente rilevante dell’offerta di gioco, con effetti diretti sul gettito fiscale, sulla tracciabilità dei flussi e sulla tutela dei giocatori.

Il dato conferma quanto il fenomeno resti tutt’altro che marginale, capace di muoversi tra apparecchi irregolari, punti clandestini di raccolta scommesse, siti non autorizzati e canali digitali difficili da controllare. Una zona grigia in cui il confine tra evasione, abusivismo e criminalità economica diventa sempre più sottile. Ne abbiamo parlato con Antonio Ginori, analista del settore iGaming dislot-mania.it.

Ginori, quanto pesa oggi il gioco illegale in Italia?

"Lestime circolate di recente, riprese anche da JAMMA, parlano di una raccolta superiore ai 30 miliardi di euro l’anno sul mercato clandestino. È una cifra enorme, che va confrontata con gli oltre 11 miliardi di gettito erariale che il comparto legale garantisce allo Stato solo attraverso il prelievo unico e le imposte sulle scommesse. Ogni euro che finisce nel sommerso è un euro sottratto sia al fisco sia agli strumenti di tutela del giocatore".

Non è solo un problema fiscale, quindi.

"Assolutamente no. È un punto che ho sentito ribadire con forza anche dal generale Michele Esposito della Guardia di Finanza in un recente convegno a Roma. Il gioco non regolato si intreccia con il riciclaggio, con reti criminali transnazionali, con sistemi opachi di movimentazione dei capitali. Non è abusivismo commerciale in senso stretto, ma, nelle sue parole, ‘una vera e propria forma di criminalità economica organizzata’".

Che ruolo giocano gli strumenti digitali in questo scenario?

"Il ruolo degli strumenti digitali è cresciuto molto e rende il quadro più preoccupante. Le criptovalute, ad esempio, permettono scambi difficilmente tracciabili, e questo aumenta l’appeal del mercato illegale per chi vuole muovere capitali senza lasciare tracce. Anche per questo l’ADM ha rafforzato l’uso di strumenti di intelligenza artificiale per individuare attività sospette sui social network, dove spesso si annida la promozione di operatori privi di licenza".

Sul territorio i risultati si vedono?

"Guardando ai dati provincia per provincia diffusi dalla Guardia di Finanza per il periodo 2025 - primi cinque mesi del 2026, emerge un lavoro capillare. Solo a Roma sono stati scoperti due siti internet illegali oscurati e recuperate imposte sottratte all’ADM per circa 23 milioni di euro, mentre in Campania i controlli hanno portato alla scoperta di 12 punti clandestini di raccolta scommesse. Sono numeri che raccontano un’attività costante, non episodica".

Cosa serve, secondo lei, per ridurre ulteriormente lo spazio dell’offerta abusiva?

"Il generale Esposito lo ha sintetizzato bene quando ha ricordato che gli spazi non occupati dalla legalità vengono inevitabilmente occupati dall’illegalità. Il contrasto repressivo, quindi, deve andare di pari passo con la certezza normativa. Più il quadro delle regole è chiaro e stabile, pensiamo alla riforma del gioco fisico ancora in sospeso, meno margini restano a chi opera fuori da ogni controllo. E poi c’è un tema di consapevolezza: una ricerca della Luiss Business School per AGIC ha stimato che una quota non piccola di giocatori finisce su canali non autorizzati senza nemmeno accorgersene. Anche l’informazione, in questo senso, fa parte della prevenzione".

 


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