
Gioco d’azzardo, l’ombra dell’intelligenza artificiale sul controllo dei giocatori
Lunedì 25 Giugno 2018 22:50 di Redazione WebOggi.it
Il gioco d’azzardo rimane al passo con i tempi, e spesso li anticipa. Riuscire a imporsi nel mondo delle scommesse non è semplice, con l’alto numero di imprese che si sono proposte in un’industria ricca e di prospettiva. Per riuscire a proporsi alla clientela nel modo migliore è necessario conoscere le sue preferenze, per anticipare le mosse e fidelizzare i giocatori. In concreto, serve avere accesso alle informazioni sugli utenti della rete.
Lo scandalo Facebook è soltanto la punta dell’iceberg del trattamento dei dati e del loro utilizzo. Zuckerberg ha dovuto scusarsi pubblicamente per l’impiego che ne ha fatto con il suo social network, ma lo sfruttamento è una pratica ormai diffusa. È piuttosto noto che le principali aziende di e-commerce studiano nel dettaglio le scelte dei loro clienti, per poi proporre prodotti simili agli acquisti precedenti. Non soltanto all’interno del proprio portale, ma nelle inserzioni visualizzate all’interno di altri siti. La questione del trattamento dei dati ha portato a una maggiore attenzione mediatica e legislativa, che non necessariamente sfocia nella consapevolezza degli internauti. Nel frattempo, numerose industrie continuano a raccogliere informazioni da impiegare per i propri scopi, inventando software in grado di combinare tutte le indicazioni che l’utente può fornire. È il caso appunto dell’industria del gambling, una delle più sviluppate in questo senso.
L’ombra dell’intelligenza artificiale aleggia da tempo sul settore. Di recente è stato messo a punto un sistema che permette di coniugare retail e online. Le piattaforme sono ora in grado di controllare ogni giocata, mettendo sotto gli occhi del cliente la soluzione che più si addice alle sue caratteristiche. Non soltanto all’interno del portale. L’intelligenza artificiale sfrutta i dati anagrafici e della cronologia dell’account per proporre nelle inserzioni la specialità d’azzardo, o addirittura la specifica slot machine, più congeniale alle caratteristiche del giocatore. Una trovata per indurre in tentazione chi non riesce a staccarsi dall’azzardo, avvicinandolo costantemente a un settore noto per i rischi a cui è collegato. Un’inchiesta pubblicata sul blog tematico Giochi di Slots avrebbe inoltre rivelato che le aziende di gambling si rivolgerebbero a società terze per ottenere pacchetti di dati sugli scommettitori. Per pubblicizzare il prodotto, sarebbe possibile acquistare liste contenenti fino a 100.000 contatti e-mail. Un potenziale devastante per un’industria a cui a volte bastano pochi clienti per ottenere introiti considerevoli.
Dal punto di vista legislativo in effetti il procedimento attuato dai marchi non è illegale, è giusto specificarlo. La legge europea sulla protezione dei dati del 1998 specifica soltanto l’obbligo di informare il cliente sull’utilizzo e il periodo di archiviazione delle informazioni. Si tratta in sostanza della lunghissima informativa spesso ignorata che bisogna accettare prima di procedere con l’attivazione di un conto. Il recente scandalo Facebook può avere aperto la strada per portare a riconoscere l’esistenza della questione del “controllo della mente” del giocatore tramite l’intelligenza artificiale, che sfrutta le pubblicità. Difficile però che si sia arrivati a istruire su come evitare che il gioco diventi realmente invasivo, rimanendo davanti agli occhi dei potenziali scommettitori ogni volta che accedono a internet. Soprattutto se la legge non dovesse essere rivista nel prossimo futuro.
