
Gettonopoli - Perché la verità è ancora lontana
Lunedì 03 Febbraio 2020 12:12 di Isabella Pesce
Quando in un dibattito si cerca di spostare il punto focale dell'analisi a perdere è prima di tutto la verità.
Lo spettacolo andato in onda ieri sera a Non è l'Arena, che rimane comunque l'unica trasmissione nazionale ad occuparsi dell'inchiesta Gettonopoli, non è stato edificante per nessuno. 0 a 0 palla al centro e l'occasione sprecata di fare luce sull'indagine che al momento vede indagati 29 dei 32 consiglieri comunali del capoluogo calabrese.
Aldilà delle dimissioni tardive di alcuni esponenti di opposizione, delle lotte intestine alla maggioranza e del sindaco messo spalle al muro che ribalta la situazione e con eventuali nuovi “alleati” si prepara a ricostituire il consiglio comunale, nessuno ha ancora spiegato come funzionavano le commissioni in questione, quali decisioni, quali richieste o quali atti hanno prodotto nell'incessante lavoro (si parla di due riunioni al giorno comprese le domeniche) svolto.
Nessuno ha ancora spiegato perché risultano, dalle indagini, presenze falsificate, gettoni illegittimi o assunzioni e rimborsi dubbi. Celia parla di discrezionalità nella presenza alle Commissioni, discrezionalità che non compare in nessun articolo del regolamento comunale, o quanto meno sicuramente non è prevista dopo aver percepito il gettone. Riccio rimanda qualsiasi spiegazione pubblica dopo il colloquio con il magistrato, ma nel frattempo esce fuori una denuncia verbale sulla sbagliata gestione delle commissioni mai messa per iscritto davanti alle autorità. La Costanzo non capisce perché dovrebbe dimettersi, Pisano si trincera ormai dietro il silenzio, e gli altri consiglieri, nella sostanza, non sono pervenuti.
Aldilà di una narrazione poco edificante della Calabria, che anche se fosse stata fatta in cattiva fede (improbabile) è un danno minore rispetto a quello della cattiva politica, una distrazione dal problema principale, nessuno ha sottolineato che Gettonopoli e “Rinascita Scott” sono sì due inchieste diverse, ma il fatto che nel primo caso ci troviamo davanti a bottini minori (alcuni si nascondono dietro le poche centinaia di euro contestate) non scagionerebbe moralmente gli indagati in nessun modo, anzi li qualificherebbe, qualora le accuse siano accertate, come ladri di galline di certo non all'altezza di rappresentare pubblicamente chicchessia.
Ultima ma non meno importante, la riflessione che è mancata è quella sulle dimissioni. Necessarie, certo, ma coerenti solo se a queste non faccia seguito una nuova candidatura prima che la magistratura accerti tutte le responsabilità, proprio perché il garantismo deve essere un valore bilaterale, non un tappeto sotto cui nascondere la polvere.
I cittadini catanzaresi stamattina non sono più vicini alla verità.
