
Gettonopoli di nuovo protagonista a Non è l'Arena, ancora poche le risposte dei consiglieri indagati
Lunedì 03 Febbraio 2020 08:00 di Redazione WebOggi.it
Ennesimo appuntamento ieri sera per la Gettonopoli catanzarese alla trasmissione "Non è l'Arena" di Massimo Giletti su La7. Ad arricchire il parterre degli ospiti, oltre all'immancabile Cecchi Paone, all'imprenditore calabrese vittima di 'ndrangheta Barbagallo e all'ex Ministro Antonio Di Pietro, anche la giornalista catanzarese Giulia Zampina, sentita per aver chiesto l'intervento dell'Ordine dei Giornalisti nei confronti del conduttore. Alla richiesta di chiarimenti circa le motivazioni del suo esposto, la giornalista ha risposto di non aver condiviso la mancanza, da parte di Giletti, di equidistanza dalla narrazione dei fatti e l'accettazione senza filtri data della Calabria, consentendo l'accostamento di due indagini, Rinascita Scott e Gettonopoli, di contenuto totalmente diverso. I toni si sono accesi anche riguardo al conduttore televisivo calabrese Lino Polimeni, padre di Marco, presidente del consiglio comunale di Catanzaro, che la Zampina ha precisato non essere giornalista iscritto all'albo. Questa precisazione ha portato Giletti a sostenere che non è un patentino a fare un giornalista, e Cecchi Paone a rincarare la dose, ritenendo vergognoso l'esposto contro un collega, attaccando direttamente la giornalista sia per aver tergiversato nel dare spiegazione sul suo "attacco" a Giletti sia per il suo doppio ruolo di funzionaria della Regione Calabria e di giornalista. A nulla è valso il tentativo di mediazione di Di Pietro che, rammaricandosi di non aver avuto la possibilità di incontrare Maria Elena Boschi, ospite della trasmissione poco prima, non ha approvato i toni troppo accesi e a suo dire per nulla educati che facevano perdere di vista, per chi non ne fosse a conoscenza, come lui, a quali fatti si facesse riferimento. Quindi Giletti, ha fatto entrare in studio l'altro ospite catanzarese, il consigliere da poco dimissionario Fabio Celia, anche lui indagato, invitato a spiegare le ragioni delle sue dimissioni. Il Celia, dopo aver puntualizzato la diversità delle imputazioni di ciascun consigliere, ha spiegato che ad indurlo a quel passo è stata la vergogna da padre, da amministratore e da imprenditore di far parte del consiglio comunale più indagato d'Italia ed ha ringraziato più volte Giletti di aver evidenziato la gravità della situazione esortandolo a non abbandonare la Calabria. All'osservazione della Zampina circa la tardività delle dimissioni che, a suo dire, sarebbero dovute avvenire il giorno stesso dell'avviso di conclusione delle indagini, ha risposto Di Pietro sostenendo che meglio è dimettersi in ritardo che mai, anche lui evidenziando che le dimissioni sono un atto politico dovuto. Dopo aver mostrato altre interviste o tentativi di interviste fatti dagli inviati della trasmissione ai vari consiglieri indagati che, nel momento in cui hanno risposto, hanno ribadito le loro posizioni o hanno, come Riccio, rinviato ad un momento successivo al suo colloquio con il magistrato, oltre che la vana ricerca di ottenere dichiarazioni da parte del sindaco di Catanzaro Sergio Abramo, ha fatto il suo ingresso in studio un giovane imprenditore vinicolo Giovanni Benvenuto. Il giovane, nato in Abruzzo ma originario della Calabria, sfidando le difficoltà è tornato a costituire con successo la sua impresa in Calabria. Apprezzando le parole degli altri imprenditori calabresi che hanno sfidato la 'ndrangheta, il giovane comunque ha trasmesso un messaggio di speranza, riconoscendo che per il miglioramento della Calabria è essenziale che la sua gente ricominci ad amarla.
