
Exodus, sarebbe tutto catanzarese il "merito" del malware che ha spiato migliaia di italiani
Lunedì 01 Aprile 2019 12:57 di Redazione WebOggi.it
Sarebbe tutto catanzarese l' "orgoglio" di aver violato la privacy di un migliaio di italiani con intercettazioni del tutto illecite grazie a uno spyware di produzione italiana, anzi calabrese appunto.
Exodus, il malware venduto alla Polizia di Stato per operazioni di investigazione, sarebbe finito per errore su Google Play comportando la diffusione del software su dispositivi di una miriade di cittadini privati.
Lo scrive, nel suo blog ufficiale, la società Security without borders, che in collaborazione con Motherboard ha effettuato la scoperta. Sotto accusa Exodus, che è stato programmato dalla società calabrese eSurv che produce soluzioni per la sorveglianza e che, con tutta probabilità, è stato diffuso per errore sul Play Store di Google.
Exodus è in grado di effettuare numerosissime operazioni sul telefono della vittima, perché studiato appositamente per spiare i criminali. Può registrare le telefonate, l’audio ambientale, così come copiare gli sms e i numeri di telefono in rubrica e leggere la posizione attraverso il gps. Il software spia pare agisca in due fasi. Nello specifico, Exodus One raccoglieva informazioni base di identificazione del dispositivo infetto. Una volta individuate queste informazioni si passava alla fase Exodus Two, cioè veniva installato un file che raccoglieva dati e informazioni sensibili dell’utente infettato come la cronologia dei browser, le informazioni del calendario, la geolocalizzazione, i log di Facebook Messenger, le chat di WhatsApp.
“Riteniamo – spiegano gli autori della ricerca – che questa piattaforma spyware sia stata sviluppata da una società italiana chiamata eSurv, di Catanzaro, che opera principalmente nel settore della videosorveglianza. Secondo informazioni disponibili pubblicamente sembra che eSurv abbia iniziato a sviluppare spyware dal 2016”.
Lapidario il Garante sulla privacy, Antonello Soro “È un fatto gravissimo. La notizia dell’avvenuta intercettazione di centinaia di cittadini del tutto estranei ad indagini giudiziarie, per un mero errore nel funzionamento di un captatore informatico utilizzato a fini investigativi, desta grande preoccupazione e sarà oggetto dei dovuti approfondimenti, anche da parte del Garante, per le proprie competenze. La vicenda presenta contorni ancora assai incerti ed è indispensabile chiarirne l’esatta dinamica”
Secondo Google, che non ha condiviso con i ricercatori il numero totale di dispositivi infetti, una di queste applicazioni malevole ha raccolto oltre 350 installazioni attraverso il Play Store, mentre altre varianti hanno raccolto poche decine ciascuna, e che tutte le infezioni sono state localizzate in Italia.
