
Doppio appuntamento al Centro diurno della Ra.Gi. con la Corajisima e il Dementia Cafè
Sabato 31 Marzo 2018 09:12 di Redazione WebOggi.it
Quella di giovedì 29 marzo è stata una giornata ricca di appuntamenti all’interno del Centro Diurno Spazio Al.Pa.De. di Catanzaro, gestito dalla Ra.Gi. Onlus. In sintonia con le consuetudini del periodo pasquale, durante la mattinata si è svolto il laboratorio di realizzazione della Corajisima, la bambola che compariva nelle case dopo il mercoledì delle ceneri, a simbolizzare la penitenza e l’austerità del periodo quaresimale. L’iniziativa si è svolta in collaborazione con l’associazione catanzarese “CulturAttiva”, che lavora per la valorizzazione e la promozione della cultura locale ed ha visto come protagonista Andrea Bressi, giovane ricercatore di antiche tradizioni, che ha dapprima spiegato, con il supporto di un breve documentario, il ruolo e il significato della Corajisima in Calabria e poi ha condotto il laboratorio di realizzazione della curiosa bambola, durante il quale i pazienti hanno dato vita alla loro personale versione della Corajisima, basandosi su tradizioni e rituali legati ad un antico passato. Sulla scia di una tradizione fortemente intrecciata ad un profondo sentire religioso, gli ospiti hanno compiuto un vero salto indietro nel tempo, tra canti e filastrocche legate a questo antico rituale, che è appartenuto alla loro infanzia. A supportare Andrea Bressi è stata l’educatrice Giuliana Pizzuti. Il pomeriggio è stato interamente dedicato alle famiglie, con lo svolgimento del Dementia Café di marzo dal titolo “La pace sia con te”. La tematica scelta, per l’incontro che si svolge ogni mese in forma gratuita, è stata appunto quella della pace, ossia il diritto alla serenità da vivere anche durante il difficile percorso della malattia e non da ritrovare solo dopo la morte. Un tema delicato e di fondamentale importanza, affrontato insieme ad Elena Sodano, ideatrice del metodo Teci e responsabile del Centro Diurno Ra.Gi. e alla psicologa Amanda Gigliotti. Dal momento della diagnosi, quella delle persone affette da demenza diviene una vita “sotto vetro”: tutte le loro azioni avvengono sotto il controllo dei familiari e spesso sono accompagnate da rimproveri. La malattia, che li rende diversi da prima e toglie loro la consueta logicità dell’agire, diviene una gabbia che li sottopone a continue frustrazioni e disagi. I familiari vivono in preda all’ansia e allo sgomento, ritrovandosi accanto ad una persona che non riconoscono più e che porta il caos nella loro quotidiana esistenza. Tutto questo non troverà soluzione grazie ad un farmaco miracoloso, perché per ora la ricerca non è riuscita a trovarne nessuno. Ma c’è una vita da vivere insieme, anche nonostante la patologia e la serenità giunge nel momento in cui si riesce a mettere da parte l’attaccamento agli schemi della vita quotidiana che era e si inizia ad accettare la nuova dimensione in cui vive il familiare con demenza. Egli è ancora presente con il suo bagaglio di esperienze racchiuse nella sua memoria corporea, con le sue emozioni e con il suo bisogno di affetto e comprensione. Non comunica più in modo convenzionale, ma basta imparare a comprendere il suo nuovo linguaggio. Con i consigli giusti si può, come hanno rivelato le testimonianze di alcuni familiari durante l’incontro. Persone che hanno messo da parte l’ossessione per il controllo della vita del loro congiunto e lo lasciano libero di esprimersi, un atteggiamento grazie al quale entrambi hanno ritrovato momenti di serenità.
