Discriminazione e scuse tra i denti? La parola a Luca Bertucci.

Mercoledì 06 Febbraio 2019 08:01 di Adriana Guzzi

Il web come si sa, non perdona, e quando gli argomenti sono delicati come in questo caso, può diventare spietato.

Il caso che nei giorni scorsi ha scatenato la bufera, con conseguente gogna mediatica, è quella di un ragazzo in visita a Catanzaro, Lucas, che ha lamentato un trattamento discriminatorio all'interno di una delle Boutique del centro storico di Catanzaro : La Bertucci S.p.a.

Denuncia a mezzo Facebook di alcuni amici di Lucas,  che ha fatto il giro del web in pochissimo tempo, un tam tam di condanna per quello che, secondo l'opinione pubblica, era un episodio di matrice razzista. Ad oggi, dopo la nostra intervista al ragazzo che si era sentito discriminato e il chiarimento in negozio nella stessa serata, qualche strascico sulla vicenda rimane. Per questo motivo, e per il sacrosanto diritto di replica, abbiamo raggiunto il signor Luca Bertucci, il quale ha tenuto a precisare sulla nostra testata, la sua posizione in merito alla vicenda.

Partiamo dal punto principale, la questione è stata chiarita tra voi e il ragazzo?

In realtà sembrava di si, ma credo che ci siano delle incomprensioni da quello che emerge, ancora oggi, su Facebook. A conti fatti, risulta che l'azienda si sia scusata per aver discriminato il ragazzo e abbia rimediato con un invito in negozio e una foto "pacificatoria". In realtà non è andata proprio così.

E com'è andata?

E' andata velocemente, e si è diffusa in fretta. Quando ho saputo dell'accaduto denunciato sul social, mi sono catapultato in sede da Lamezia come, ci tengo a chiarire, avrei fatto se la questione non avesse riguardato un ipotetico pregiudizio razziale. Se il post avesse lamentato quel trattamento nei confronti di chiunque nel nostro negozio, da prassi sarei andato di persona a verificare i fatti. I nostri clienti sono sacri, tutti. Questo è il cardine della nostra famiglia da oltre cinquant'anni.

E quindi, cosa ha appurato?

Ho sentito i dipendenti, persone di cui mi fido, ma che devono rappresentarci totalmente nella visione e nei valori della famiglia, quindi ero pronto a intervenire qualora non fosse stato così. Anche solo il sospetto di un atteggiamento discriminatorio è per me un fatto gravissimo che avrebbe comportato delle conseguenze. Senza alcun dubbio.

Ho ascoltato i fatti da chiunque fosse presente, perchè è l'unico modo per affermare con certezza le cose, ho visionato i filmati attentamente e ho compreso che all'origine dell'episodio non c'era un principio discriminatorio da parte dei nostri ragazzi ma una grossa, grossissima incomprensione. Linguistica prima di tutto, perchè le due persone che lo hanno assistito non parlano inglese, e umana soprattutto, perchè il ragazzo ha percepito di essere stato discriminato per via del colore della sua pelle.

E invece?

"E invece i due non si sono compresi. Il mio dipendente lo ha affiancato come facciamo con tutti per essere d'aiuto, non di intralcio. Gli animi del ragazzo si sono concitati in funzione, sicuramente, di quell' atteggiamento frainteso che gli ha fatto  pensare di essere controllato. Ha, pertanto, tentato di esprimere le sue rimostranze senza riuscire a farsi capire, gesticolando e alzando la voce, in quanto riteneva di essere vittima di un sopruso.

Solo a quel punto ,  ci tengo a ribadire, come avrebbero fatto in ogni situazione simile in cui l'animo è troppo acceso, hanno invitato il ragazzo ad uscire. Questo anche a causa anche della presenza di altri clienti che in quel momento  assistevano a una scena poco piacevole."

La cosa è finita in modo un pò "turbolento" pare però, no?

In realtà , da come si evince dai filmati, la cosa si è sbollita e una dipendente ha assistito, pur senza parlare la lingua, Lucas nei suoi acquisti. Che ha avuto il tempo di visionare, misurare e scegliere il capo che ha poi acquistato. Dimostrazione del fatto che la situazione fosse rientrata e non avesse condotto il ragazzo a lasciare il negozio con quel sentimento orribile, che nessuno dovrebbe provare."

E quindi perchè il suo invito e le scuse in serata?

"Il perchè è ovvio e in linea con chi sono io umanamente e professionalmente. Qualunque fosse il motivo, qualcuno in "casa mia" non si era sentito trattato con rispetto. Anche se era stata un'incomprensione, se in nessun modo l'intenzione dei dipendenti era a sfondo razziale, il solo fatto che il ragazzo si fosse sentito discriminato meritava che io ci mettessi la faccia e gli chiedessi scusa per essersi sentito cosi. Il che, come erroneamente interpretato, non è mai stato ammissione del fatto che fosse stato trattato in modo diverso. Le mie scuse sono e rimangono per il sentire di una persona che ha creduto di non essere accettato nel nostro punto vendita. Questo esige il chiarimento e il fatto di averlo chiamato e invitato per parlargli personalmente. Devo anche dire che ho avuto piacere che le scuse siano state reciproche, che i ragazzi venuti in negozio fossero dispiaciuti per le conseguenze di un  fatto che ha avuto una ricaduta anche sul buon nome della mia famiglia."

In che senso scusi?

"Nel senso che non si trattava di un post che recensiva un negozio, cosa legittima e dovuta. Era un post che denunciava un principio gravissimo, e questo ha toccato personalmente tutta la mia famiglia e chi ci conosce. Quei commenti e la bufera sul web ancora oggi sono moralmente difficili da gestire. Mai avrei pensato di dover ribadire una cosa umanamente ovvia, e mai avrei pensato di dovermi difendere da un sospetto così orribile."

Pace fatta quindi come dicavamo..

"Ovviamente, ma rimango dispiaciuto. Quello che è stato un bel momento di incontro e chiarimento è emerso sui social come una corsa ad arrampicarsi sugli specchi. Io e la mia famiglia non abbiamo alcun problema nell'ammettere gli sbagli, credo che questo sia simbolo di integrità morale. La nostra amarezza è grande, soprattutto perchè ci aspettavampo che lo stesso risalto dato al presunto episodio discriminatorio, si sarebbe dato al fatto che era stato un equivoco. Che fosse facile dire che un malinteso è un malinteso e non c'è vergogna nell'ammetterlo. Io non sono intervenuto confidando nella sincerità di tutti nel diffondere la verità, dopo esserci incontrati. Ma la questione non è stata affrontata con la stessa bilancia, facendo rimanere il sospetto di razzismo e di scuse riparatorie. Questo ci  fa male a livello umano, ma ho dovuto dire la mia per dissipare ogni dubbio, su questo non transigo. E' un dovere morale verso tutti."

E' stato il fatto che i suoi dipendenti non parlassero inglese a scatenare  il tutto giusto?

Giusto, anche se Lucas ha un accento che anche io, che lo parlo fluentemente ho avuto difficoltà a comprendere.

Ma questo non conta, di sicuro questo evento ha sottolineato una mancanza che si cercherà di colmare.

Per noi i nostri dipendenti sono una famiglia,  molti sono con noi da un quarto di secolo e questo per me conta di più di un curriculum multilingue. Investiamo sulla loro stabilità e quella delle loro famiglie, e continueremo a farlo.

Ha altro da dire?

"Mi pare di aver detto tutto. Aggiungo che, per la nostra azienda è motivo d'orgoglio essere presente nel centro storico di Catanzaro da oltre cinquant'anni, ed avere un rapporto di stima e fiducia con i cittadini. Io, dal mio canto, continuerò a fare la mia parte. "

 


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