
"Malapianta", dettagli sulle intercettazioni: " Gratteri è un morto che cammina"
Mercoledì 29 Maggio 2019 20:22 di Redazione WebOggi.it
Le idagini si svelano e il quadro appare più chiaro: una stretta rete di fonti e connivenze" permetteva ai componenti della consorteria criminale di conoscere i passi della magistratura antimafia assieme alle forze dell'ordine.
E non solo, quelle che si palesano nelle intercettazioni come minacce a carico di Nicola Gratteri, in realtà, secondo gli inquirenti sarebbero una forma di timorosa riverenza nei confronti dell'operato del Procuratore di Catanzaro.
Per quanto riporta l'Agi, nelle 560 pagine che compongono l'ordinanza eseguita stamane dalla Guardia di Finanza su mandato della Dda di Catanzaro, ci sarebbero anche riferimenti a episodi specifici da cui emerge che capi e gregari conoscevano in anticipo le mosse delle indagini. Questo permetteva ai consociati di adottare misure adeguate a difendersi.
Dalle intercettazioni emergerebbero riferimenti generici ad un carabiniere e ad un magistrato come fonti delle notizie, senza indicazioni precise sulla loro identita'.
Il capocosca di San Leonardo, Alfonso Mannolo, e i suoi sodali sembravano intimoriti sia delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, la cui scelta veniva giudicata "vergognosa'', che dei magistrati inquirenti di Catanzaro verso i quali si sprecano le ingiurie e, inoltre, del Procuratore Gratteri.
Il procuratore, scrivono ancora gli inquirenti, viene "esplicitamente menzionato in diverse registrazioni, indicato come l'artefice di una minacciosa azione giudiziaria e come colui il quale trattava, in prima persona, la gestione dei collaboratori di giustizia".
Gli indagati esprimono preoccupazione per la perseverante opera della magistratura e il magistrato, in una conversazione fra esponenti del clan Mannolo, viene apostrofato con parole ingiuriose ("questo e' un figlio di puttana" ). L'intercettazione risale al 23 gennaio 2018, A parlare sono Remo Mannolo, figlio del boss Alfonso, e Franco Falcone. Alla conversazione partecipano una terza persona non indagata ed un'altra non identificata. Nel corso del colloquio i presenti associavano la figura del procuratore a quella di Giovanni Falcone, definendolo "morto che cammina", ossia, spiegano gli inquirenti, un uomo consapevole dei pericoli insiti nella sua attivita'.
Gratteri veniva quindi definito "un morto che cammina".
"Si tratta - e' l'interpretazione data dagli investigatori - di considerazioni che non attenevano ad alcun concreto progetto omicidiario. Dalla disamina delle stesse emergeva piu' una timorosa reverenza".
Nella conversazione, Gratteri e' paragonato a Falcone, colpito per avere "superato il limite". . Nell'intercettazione si parla poi del domicilio di Gratteri: "Ma questo dove abita...? a Catanzaro?", afferma uno di loro, "ma questo ha tutti posti segreti", risponde un altro interlocutore, fino a chiosare "vabbe', volendo. lo scoprono!".
