
Curinga - DAI PICCOLI BORGHI GRANDI OPPORTUNITA’
Domenica 02 Aprile 2017 17:02 di Redazione WebOggi.it
Noi possiamo assumere di fronte all’attuale situazione di degrado sociale in cui versano le nostre piccole Comunità un atteggiamento critico, nostalgico, rassegnato ma non serve a nulla. Il desolato paradigma in cui, nostro malgrado, siamo entrati non cambia. Paradossalmente questo stato di cose, almeno per una volta, ci accomuna ad un processo di cambiamento che non riguarda solo noi ma è nazionale, continentale e forse anche globale. Stranamente siamo usciti dal “provincialismo” proprio quando pensiamo di esserci finiti dentro definitivamente. Il ribaltamento dello stato di marginalità non è certo frutto di nostre azioni ma è il risultato indotto di un livellamento verso il basso e di una omologazione generalizzata e diffusa della struttura sociale della società contemporanea. I social media si sono sostituiti alle nostre relazioni tradizionali, i centri commerciali fuori porta rappresentano la nuova agorà delle nostre città. Internet ha di fatto annullato ogni distanza fisica ed aperto finestre sul mondo e lo stesso ormai sembra alla nostra portata. Tutto questo lentamente (è un eufemismo) insieme ai tantissimi lati positivi che ha generato, ha prodotto un nuovo modello di struttura sociale che è più ampio, più esigente e parla linguaggi che non sono più corrispondenti ai luoghi dove i protagonisti vivono. Tempo fa ho letto un vecchio articolo in cui l’autore descriveva le difficoltà di ambientamento che i ragazzi del tempo vivevano quando dopo aver visto in tv le serie televisive girate in America trovavano quando dovevano ritornare a camminare nelle nostre strette strade italiane. Forse questo era un ragionamento antesignano rispetto a quello che sarebbe successo inevitabilmente dopo qualche anno. Dopo aver preso atto e contestualizzato questo stato di fatto, non credo sia tutto perduto. Anzi, penso che se evitassimo di contrapporci con i nostri atteggiamenti di chiusura e di indisposizione verso il cambiamento, potremmo indirizzare e utilizzare questa grande e nuova energia a nostro favore. La nuova Società chiede servizi sociali e civici più moderni ed adeguati ad accrescere il benessere della persona (welfare) in maniera più individualizzata e non più a pioggia. Per fare questo non servono risorse in più ma una maggiore qualificazione nella somministrazione degli stessi. E’ necessario invertire il verso dell’azione. Non più dal centro del servizio verso l’utente ma viceversa. E’ opportuno, come Comunità, ripensarci non più come periferia rispetto alle grandi città ma come piccole città capaci di offrire in alternativa ai grandi centri una qualità della Vita migliore grazie ad una più controllata sicurezza, ad un mercato residenziale più accessibile, un arredo urbano più curato, un costo della vita calmierato, a servizi supplementari offerti gratuitamente come il wi- fi su tutto il territorio e così via. Insomma bisogna indirizzare le poche risorse a disposizione avendo bene in mente il risultato finale ed arrivarci non per tentativi ma con azioni mirate. Altro importante salto che dobbiamo riconsiderare è quello di proporci come Comunità con le nostre peculiarità locali proprio in antitesi al processo di omologazione ricorrente. Qualcuno definisce questo processo “Pensiero Meridiano” cioè lo sviluppo economico-sociale attraverso la valorizzazione del nostro patrimonio culturale, economico etc. non attraverso la replicazione di modelli generalisti e già sperimentati altrove ma con modelli autoctoni. Infine, attraverso i nuovi potentissimi strumenti di comunicazione a disposizione, potremmo manifestare con fierezza questo nostro essere. Queste brevi considerazioni, non hanno la pretesa di essere esaustive ma dovrebbero dare l’impulso ad una più profonda e qualificata discussione che aiuti chi è chiamato a governare la Comunità a superare velocemente la fase della premessa a favore della strategia. Vorrei solo aggiungere che per realizzare tutto questo è necessario avere, come condizione necessaria, l’umiltà di capire che il bene comune a volte prescinde dal proprio progetto di vita individuale. E’ utile ricordare che il risultato di qualsiasi lotta quando è perdente è vissuto nella contemporaneità ma quando è vincente spesso si realizza solo a beneficio delle generazioni future.
Piervincenzo Panzarella
