
Covid19 - Il caldo "frena" il virus? Uno studio lo conferma
Sabato 30 Maggio 2020 09:00 di Isabella Pesce
Si può dire che il caldo abbia influenzato negativamente la diffusione e la virulenza del Covid19?
Uno studio appena pubblicato dal Journal of Traslational medicine potrebbe fornire una parziale spiegazione al fenomeno osservato in Italia per cui il Nord ha fatto registrare l'80% dei contagi e l'86% dei morti. Come se nel nostro Paese ci fossero state due diverse pandemie: una tragica nelle regioni settentrionali, una molto più leggera nel centro-sud.
Autori dello studio sono tre gruppi di lavoro italo-statunitensi: quello dell'Institute of Human Virology dell'Università del Maryland, quello del Campus Biomedico di Roma e quello dello Science Park di Trieste. Le firme sotto il lavoro sono prestigiose: si va da Robert Gallo, Francesca Benedetti e Davide Zella (Baltimora), a Massimo Ciccozzi (Roma) a Maria Pachetti, Bruna Marini e Rudy Ippodrino (Trieste).
Nello studio sono stati esaminati dati relativi a 25 paesi tra cui la Sicilia e la Lombardia per l'Europa: in tutti i casi, mentre nel mese di marzo, contagi e mortalità non sembrano essere influenzate dalle temperature e il virus si diffonde in modo abbastanza omogeneo, in aprile, all'aumento delle temperature comincia a corrispondere un deciso calo della mortalità per milione di abitanti. Allo studio è stato applicato anche il parametro della latitudine con risultati che sembrano corrispondere: più a sud si va e più la mortalità scende.
Qualche spiegazione dei risultati di queste analisi è data dal professor Massimo Ciccozzi (del Campus Biomedico di Roma) e dal prof Davide Zella (vice di Robert Gallo) nell'istituto di virologia umana dell'Università del Maryland.
"Sia chiaro -dice Zella - temperatura e latitudine emergono solo come un "coadiuvanti" delle misure di lockdown e distanziamento sociale. Senza le misure sarebbe stata una strage ancora più impressionante. Ma i dati in nostro possesso ci dicono che non si tratta di un fatto casuale. I parametri di verifica che si utilizzano in questo tipo di studi, lo escludono".
"Per quanto riguarda l'effetto freno della temperatura sul contagio - spiega il professor Ciccozzi - le goccioline di saliva (droplet) attraverso le quali 'viaggià il virus fanno meno strada, si seccano prima di arrivare a destinazione. E lo stesso accade quando si depositano sulle superfici dove il calore le secca in un tempo inferiore rispetto a quando le temperature sono più basse. Incide anche il fatto che, d'estate, viviamo di più all'aria aperta dove il virus ha maggiori difficoltà a passare da una persona all'altra purché si rispetti il distanziamento sociale. D'estate è anche più difficile avere il raffreddore, tossire e starnutire che sono gli atti involontari di maggiore propagazione del virus".
