
Covid-19, nuovo studio dimostra che il virus nell'aria è infettivo
Mercoledì 19 Agosto 2020 11:28 di Redazione WebOggi.it
Un nuovo studio americano ha dimostrato che il virus nell’aria è infettivo.
I ricercatori dell’Università della Florida, infatti, sono riusciti a isolare da goccioline di aerosol virus vivi in una stanza con pazienti ricoverati per Covid-19 a una distanza tra i due e i quattro metri da loro, ben oltre la distanza raccomandata per evitare il contagio. La ricerca non ha ancora ottenuto la revisione da parte di altri scienziati ma tra gli addetti ai lavori è stata accolta come una "pistola fumante", la prova tanto attesa, come dice la dottoressa Linsey Marr, esperta nella diffusione aerea dei virus.
La stessa scienziata, intervistata dal New York Times, ha dichiarato: "Questo è quanto le persone stavano chiedendo a gran voce, la prova inequivocabile della presenza di virus infettivi negli aerosol". Molti esperti sostengono comunque che non sia ancora chiaro se la quantità di virus rintracciato sia sufficiente a causare l’infezione.
D'altronde questo genere di indagine è molto complessa perché gli aerosol sono già molto piccoli. L’evaporazione li rende ancor più piccoli e i tentativi di catturare queste goccioline di solito danneggiano il virus che contengono. In passato gli scienziati hanno usato filtri di gelatina oppure tubi di vetro o plastica per raccogliere l’aerosol, ma la potenza dell’aria ha ridotto il volume degli aerosol eliminando il virus. Un altro gruppo di lavoro era riuscito a isolare il virus vivo, senza però riuscire a dimostrare che il virus isolato potesse infettare le cellule.
Nel nuovo studio il team di ricerca dell'Università della Florida ha inventato un campionatore che utilizza vapore acqueo per ingrandire gli aerosol e poterli raccogliere dall’aria. Una volta raccolti l’apparecchiatura li trasferisce in un liquido ricco di sali, zucchero e proteine che preserva l’agente patogeno. Gli scienziati hanno raccolto campioni d’aria da una stanza in cui erano ricoverati pazienti Covid all’Health Shands Hospital dell’Università della Florida. Nessuno dei pazienti era stato sottoposto a pratiche mediche note per generare aerosol. Gli scienziati hanno raccolto il virus a due e quattro metri di distanza dai pazienti dimostrando che quel virus campionato nell’aria era in grado di infettare cellule in laboratorio. La sequenza del genoma del virus isolato era identica a quella del tampone di un paziente sintomatico appena ricoverato in quella stanza. Stanza che aveva sei ricambi d’aria all’ora ed era dotata di filtri efficienti, radiazioni ultraviolette e altre misure di sicurezza per inattivare il virus. Queste misure potrebbero spiegare perché sono state campionate solo 74 particelle virali per litro di aria. Certamente in spazi che non sono dotati di una buona ventilazione come potrebbero essere scuole e uffici, le particelle virali sarebbero state di più.
In realtà l'esempio della Calabria costituisce una chiara dimostrazione della validità di questo nuovo studio.
Infatti, è innegabile che l’aria salubre della Calabria, la densità demografica della nostra regione, l’assoluta assenza di spazi chiusi affollati, come le metropolitane, siano stati alla base della mancata propagazione del coronavirus e continuano ad esserlo anche ora con milioni di turisti, senza causare rischi ai residenti calabresi e molto probabilmente sarà così anche in futuro.
