
Costringeva convivente e figli minori alla violenza e al degrado, in manette 52enne
Mercoledì 22 Novembre 2017 09:47 di Redazione WebOggi.it
E’ stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Lamezia Terme con l’accusa di aver perpetrato violenze per anni ad una ragazza di 29 anni, costretta a vivere, con i figli di 3 e 9 anni, in schiavitù e nel degrado in una baracca nelle campagne di Gizzeria. In manette è finito un 52enne lametino, con precedenti specifici in materia sessuale, ritenuto responsabile di più condotte, commesse tra il 2007 e il 2017 in danno della convivente di nazionalità romena, con l’accusa di reati di maltrattamenti in famiglia, riduzione in schiavitù e violenza sessuale pluriaggravata. L’attività investigativa svolta dal Comando Stazione di Gizzeria Lido è scaturita a seguito di un controllo, avvenuto durante un servizio di prevenzione, dell’indagato il cui atteggiamento, valutato anche in ragione delle fatiscenti condizioni del veicolo a bordo del quale viaggiava con il figlio di 9 anni, ha insospettito gli operanti. I militari hanno ritenuto opportuno svolgere ulteriori approfondimenti, anche in considerazione della reticenza dell’indagato a fornire l’indirizzo di residenza, finalizzati anche a valutare le condizioni igieniche in cui viveva il minore, scoprendo che il ragazzo unitamente alla sorellina di 3 anni e alla loro madre vivevano in una piccola baracca fatiscente, priva di illuminazione e di servizi, ubicata nelle campagne di Gizzeria. Ambiente angusto, insalubre, infestato da topi e insetti, con servizi igienici ricavati nei secchi della spazzatura e letti in cartone. In considerazione delle gravissime condizioni di degrado riscontrate, la donna e i due bambini sono stati immediatamente trasferiti in località protetta. Gli ulteriori approfondimenti investigativi hanno consentito di accertare che la donna, già badante della precedente compagna dell’indagato (deceduta), era segregata, da circa 10 anni, prima all’interno di diversi appartamenti e poi nella citata baracca, venendo costretta in stato di schiavitù, subendo reiterate e crudeli violenze sessuali (dalle quali sono nati i due bambini) e inaudite e gravi lesioni (anche alle parti intime e anche durante i periodi di gravidanza), alcune delle quali saturate con una lenza da pesca direttamente dall’uomo. Alla donna, quasi sempre rinchiusa dentro la baracca e reiteratamente costretta, per ore, a subire inaudite violenze, venendo immobilizzata e legata al letto, non è stato mai consentito di avere relazioni sociali e di ricevere cure mediche neanche durante le gravidanze, venendo anche costretta a non lavarsi da oltre un anno. Molte delle violenze patite dalla donna sono avvenute alla presenza dei due minori che, talvolta, venivano anche minacciati al fine di farli partecipare alle brutalità. L’uomo, al termine delle formalità di rito, è stato tradotto presso la casa circondariale di Catanzaro a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
