
Cosa ci insegna il coronavirus sull'inquinamento?
Giovedì 26 Marzo 2020 14:43 di Redazione WebOggi.it
Si sta molto parlando della possibile correlazione fra l’epidemia di coronavirus e l’inquinamento. Uno studio recentissimo di Leonardo Setti e colleghi esamina questa correlazione (lo trovate sul sito della società italiana di medicina ambientale). Il risultato è che sembra che il particolato atmosferico faccia da vettore di trasporto del virus e ne acceleri la diffusione. Questo sarebbe in accordo con il fatto che il massimo della diffusione dell’epidemia è in Val Padana, probabilmente la zona più inquinata d’Italia.
L’articolo non dice esplicitamente che l’inquinamento potrebbe anche aver indebolito le difese immunitarie delle vittime, ma questo è il risultato di altri studi. Per esempio, uno studio recente mostra come questo specifico virus attacchi preferenzialmente i polmoni dei fumatori, dal che si può dedurre che i polmoni indeboliti dall’inquinamento atmosferico siano particolarmente sensibili all’infezione.
Queste sono ipotesi possibili ma, ovviamente, non vuol dire che corrispondano alla realtà. In effetti, l’articolo di Setti ha generato anche reazioni negative. La società italiana aerosol (Ias) è intervenuta con un documento che fa notare che correlazione non significa causazione, che i dati sono incerti e che dobbiamo studiarci sopra molto di più prima di poter stabilire se il particolato atmosferico ha degli effetti sull’epidemia.
Chi ha ragione?
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