Correlazione tra Covid-19 e inquinamento: nuovo studio italiano

Lunedì 27 Aprile 2020 10:29 di Redazione WebOggi.it

Un nuovo studio italiano ha dimostrato ancora una volta la stretta correlazione tra il Covid-19 e l'inquinamento. La ricerca parte dalla constatazione che l'inverno appena trascorso è stato per certi versi anomalo su diverse regioni italiane a causa delle presenza costante di un vasto campo di alta pressione, il che ha favorito un'estrema stabilità atmosferica con assenza di piogge, specie tra gennaio e febbraio.

L’effetto dannoso di questo blocco atmosferico, è stato l'accumulo di inquinanti (in particolare le polveri sottili) al Nord e soprattutto in Lombardia. Infatti la pianura padana è chiusa su 3 lati da catene montuose che di fatto impediscono il ricambio dell'aria. Inoltre queste zone, specie le province di Milano, Bergamo, Brescia e Lodi, sono tra le più densamente abitate e più industrializzate di tutta l'Europa, nonché anche le più lontane dal mare e dai rimescolamenti atmosferici. Il risultato è stato quello di superare per quasi due mesi di fila le soglie di allarme per i famigerati PM10, le polveri sottili nell’aria.

Tutti questi fattori potrebbero essere alla base della diffusione del Coronavirus proprio sulle regioni del Nord. E' quanto emerge da una ricerca condotta dalla Società Italiana di Medicina Ambientale, che annuncia come il Covid-19 sia stato ritrovato nei campioni di aria lombardi. Leonardo Setti, coordinatore del gruppo di ricerca, spiega "le prime evidenze relative alla presenza del coronavirus sulle polveri (particolato) provengono da analisi eseguite su 34 campioni di PM10 di siti industriali della provincia di Bergamo, raccolti con due diversi campionatori d’aria per un periodo continuativo di 3 settimane, dal 21 febbraio al 13 marzo".

Proseguono poi i ricercatori: "in condizioni di stabilità atmosferica e alte concentrazioni di PM, le micro-goccioline infettate contenenti il coronavirus SARS-CoV-2 possono stabilizzarsi sulle particelle per creare dei cluster col particolato, aumentando la persistenza del virus nell’atmosfera come già ipotizzato sulla base di recenti ricerche internazionali".

Da ciò emerge l'assoluta necessità che, diversamente da quanto è stato fatto al Nord, durante la Fase 2 siano mantenute basse le emissioni di polveri sottili per evitare di favorire la potenziale seconda ondata di contagi del virus.


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