Coronavirus uccide il doppio dove l’aria è più inquinata: nuovo studio

Venerdì 22 Maggio 2020 11:01 di Redazione WebOggi.it

Una nuova ricerca intitolata “Comprendere l’eterogeneità degli esiti avversi del Covid 19: il ruolo della scarsa qualità dell’ aria e le decisioni del lockdown”, condotta da Leonardo Becchetti, docente dell’Università di Roma Tor Vergata, Gianluigi Conzo, anche lui di Tor Vergata, Pierluigi Conzo dell’Università di Torino e Francesco Salustri, del Centro di ricerca sull’economia della salute dell’Università di Oxford, ha messo in luce la stretta correlazione tra i livelli di inquinamento atmosferico e l’epidemia di COVID-19.

D'altronde, è stato constatato che più è alta e costante nel tempo l’esposizione alle polveri, più è alta la probabilità che il sistema respiratorio sia predisposto ad una malattia più grave. Infatti, l'inquinamento atmosferico è uno dei fattori di rischio più importanti per la salute e causa, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, solo in Italia 219 morti al giorno.

“Si tratta dello studio italiano più completo mai realizzato sulla relazione tra inquinamento e COVID-19. Abbiamo analizzato i dati di tutti i comuni e di tutte le province, sia in termini di decessi che di contagi giornalieri”, ha spiegato il professore Becchetti. Nello studio le variabili significative sulle cause di contagio e i decessi per Covid-19, sono rappresentate da tre fattori: le misure di lockdown, il livello dell’inquinamento locale – soprattutto polveri sottili ma anche biossido di azoto - e le tipologie delle strutture produttive locali, in particolare le attività non digitalizzabili, che quindi nel periodo più intenso della crisi epidemica hanno avuto maggiori resistenze a chiudere. “Le nostre stime indicano che la differenza tra province più esposte a polveri sottili (in Lombardia) e meno esposte (in Sardegna) è di circa 1.200 casi e 600 morti in un mese, un dato che implicherebbe il raddoppio della mortalità”.

Secondo la ricerca, quindi, il coronavirus colpisce maggiormente dove l’aria è più inquinata, anche se gli autori tengono a precisare chiaramente che non si può stabilire un nesso di causalità, anche se si parla solo di rilevanza statistica che comunque suggerisce una forte correlazione tra inquinamento e contagi/mortalità. “Esistono centinaia di studi medico- scientifici che in passato hanno sottolineato come le polveri riducono l’efficienza dei polmoni aumentando i rischi e peggiorando gli esiti delle malattie polmonari, cardiovascolari e dei tumori. Il COVID-19 è una malattia respiratoria e polmonare e il nostro studio trova un’associazione statistica molto significativa tra inquinamento, contagi e gravità degli esiti del COVID-19” ha detto Becchetti.

Una volta che le misure di lockdown si avviano a conclusione, lo studio afferma che "bisogna sostenere gli investimenti verdi, con una strategia che punti contemporaneamente sulla creazione di valore economico e sul lavoro, ma anche sulla salute e sull’ambiente".


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