
Coronavirus, "Qualità dell'aria all'origine della pandemia"
Mercoledì 25 Marzo 2020 11:00 di Redazione WebOggi.it
Il legame sussistente tra la formazione delle diossine negli impianti di termodistruzione dei rifiuti e l'infezione da coronavirus è stato al centro di una ricerca condotta dall'ingegnere cosentino Eugenio Rogano.
Già studi effettuati nei Paesi Bassi avevano messo in relazione la predisposizione al Covid-19 con la tipizzazione linfocitaria e, in particolare con la quantità dei Linfociti T CD8, evidenziando il pericolo sussistente quando la quantità dei linfociti T suppressor (CDS) risulti superiore alla quantità di quelli T Helper (CD4).
Del resto anche altre ricerche condotte da illustri studiosi, quali Boule L.A., Burke, C.G., O'Dell C.T., Winans B., Lawrence B.P., monitorando la maturazione della citotossicità dei linfociti TCD8+ in seguito ad un'infezione volontaria delle prime vie aeree su topi contagiati con il virus dell'influenza, hanno evidenziato una compromissione nella funzionalità dei CTL nei soggetti precedentemente esposti alle diossine, con il risultato che i soggetti monitoriati risultavano più esposti a patologie respiratorie.
Dalla constatazione che una fonte rilevante di emissione delle diossine risulta essere il processo di termodistruzione dei rifiuti solidi urbani l'ing. Rogano, come ricordato nel numero dell'Espresso, ha trovato conferma alle sue ipotesi. "C'è un comune denominatore tra l'esplosione dell'epidemia in Cina, Sud Corea, Iran e Italia del Nord: la qualità dell'aria", sostiene lo studioso.
Dello stesso avviso è anche Mariella Bussolati: "Sembra che il Covid-19 colpisca più duro nelle aree più inquinate. Non sarebbe un caso infatti se il coronavirus è riuscito a procedere molto velocemente proprio in aree a grande concentrazione industriale, dove l'aria ha una qualità pessima".
