E’ responsabilità del Governo, centrale e periferico, organizzarsi per la fase 4, che ha dato ottimi risultati in Cina, in Corea e ad Hong Kong.
Solo in questo modo sarà possibile debelllare una volta per tutte il diffondersi della pandemia.

Importanti studi condotti da ricercatori cinesi hanno posto l'accento su tutta una serie di azioni concrete da porre in essere per ritornare nel tempo più breve possibile alla normalità dopo i drammatici effetti del coronavirus.
In particolare, sulla base di tali studi si possono distinguere nello sviluppo del Covid-19 quattro fasi ponendo un raffronto tra il modo di operare cinese e quello italiano:
Fase 1 - Cina: l'8 dicembre 2019 inizio con identificazione del primo focolaio presso il mercato di Wuhan. Primi ricoveri, prime morti. Allarme ai vari livelli internazionali. Azioni: chiusura del mercato (1 gennaio). Prima organizzazione di accoglienza dei malati a Wuhan. Italia: il 14 febbraio primi casi a Vo Euganeo e a Lodi (primo morto il 22 febbraio). Differenza temporale fra Cina e Italia circa due mesi.
Fase 2 - Cina: l'11 gennaio 2020 diffusione dell'epidemia a seguito degli spostamenti massicci per le festività del capodanno Cinese. I casi aumentano senza sosta sia a Wuhan che in altre città e regioni cinesi. Il virus dilaga senza vere azioni di contenimento. Italia: tra il 30 gennaio (data dei primi due turisti cinesi ospedalizzati a Roma) ed il 23 febbraio, data di chiusura delle prime due zone rosse, gli spostamenti in tutto il resto del paese continuano inalterati. Differenza temporale fra Cina e Italia circa un mese e mezzo.
Fase 3 - Cina: il 23 gennaio 2020 intervento durissimo di contenimento a Wuhan e altre 15 città cinesi deciso dopo avere analizzato il tipo di evoluzione che caratterizzava l’epidemia. Italia: interventi a partire dal 4 marzo con il primo decreto di chiusura di molte regioni del nord, dal 7-8 marzo, con la chiusura dell’intero paese e dal 21 marzo, con l’inasprimento delle normative e definizione dei settori che devono fermare la produzione. Differenza temporale circa un mese e mezzo con esiti tuttavia diversi a sfavore dell'Italia a causa della difficoltà nell'attuazione di miisure così rigorose nell'intero paese.
Fase 4 - Cina: il 2 febbraio 2020 si assiste alla gestione centralizzata dell’ epidemia, quindi attraverso l'organizzazione di centri di quarantena fuori casa, rafforzamento del controllo capillare di tutti i casi di contagio, raccolta dei malati presso i centri di quarantena, separazione fisica e protezione del personale sanitario spinta a valori limite. Italia: siamo a fine marzo e ancora questa fase, che sarebbe decisiva per condurre gradualmente all'eliminazione dei contagi, non è stata del tutto attuata. Alle 18 di ogni giornata ascoltiamo con sempre maggiore angoscia i bollettini della Protezione Civile. Si cerca di inasprire le misure già implementate ma ancora, quasi due mesi dopo che la Cina ha implementato la fase 4, non abbiamo una chiara visione di cosa ci aspetta nel prossimo futuro.
In realtà, nonostante le numerose disposizioni emanate siamo ancora ben lontani da un effettivo coordinamento tra le molteplici istituzioni e organizzazioni, ci sono difficoltà di addattamento alla rigidità delle norme emanate e dei protocolli, manca una concreta verifica del territorio e l’efficacia della comunicazione sociale.
Ma non si è soprattutto provveduto ad isolare in maniera effettiva le aree contaminate maggiormente (Lombardia in primis, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto e Marche), per cui la possibilità di ridurre drasticamente i contagi si allontana sempre di più e si finisce con il vanificare tutti gli sforzi e i sacrifici che l'intero paese sta ponendo in essere per la salute propria e dei propri connazionali.
E’ responsabilità del Governo, centrale e periferico, organizzarsi per la fase 4, che ha dato ottimi risultati in Cina, in Corea e ad Hong Kong.
Solo in questo modo sarà possibile debelllare una volta per tutte il diffondersi della pandemia.