Coronavirus - Perché non si potrà mai realizzare l'immunità di gregge

Mercoledì 16 Dicembre 2020 17:04 di Isabella Pesce

"L'immunità di gregge, o immunità di gruppo, si realizza quando si è raggiunto un tale livello di copertura vaccinale  che ci consente di considerare  al sicuro anche le persone non vaccinate.

Avere, pertanto, attorno a noi individui immunizzati e non in grado di trasmettere la malattia è determinante per bloccare la diffusione di un virus.

Così spiega il medico catanzarese, spesso interpellato da Weboggi,Aristide Anfosso.

"Purtroppo la soglia minima dell’immunità di gregge è possibile raggiungerla quando in una popolazione almeno il 95 per cento di essa risulta vaccinata.  In attesa di tale opportunità è necessario pensare di vaccinare alcuni prima di altri.

Per primi soggetti che sono a rischio per condizioni di lavoro, medici ed operatori sanitari, poi anziani in comunità, anziani con comorbilità... Anche perché il vaccino previene la malattia, ma non sappiamo ancora se previene anche l’infezione. Peraltro la vaccinazione non è stata sperimentata sotto i 18 anni e non sono stati considerati i soggetti immunodepressi, questi ultimi  perché potrebbero correre il rischio di contrarre malattia.

Vanno quindi effettuati nuovi studi su possibili ulteriori argini di sicurezza.

Parlare di immunità di gregge per prevenire la malattia da Coronavirus risulta però cosa assai improbabile perché bisognerebbe comunque vaccinare gran parte della popolazione, cosa molto difficile da realizzare e poi perché, come accade con il Virus Influenzale, l'immunità realizzata con il Vaccino attualmente a disposizione non è duratura.

Infatti non si ha ancora certezza sulla durata della immunità e comunque  bisognerà  provvedere eventualmente alla rivaccinazione, dopo un certo periodo di tempo, per mantenere l'immunità. Così come si fa con il Virus Influenzale.

Considerazioni di questo genere dovrebbero accompagnare anche la valutazione di scelte politiche più adeguate ai bisogni della collettività e meno improntate alle connotazioni della emergenza. A mio giudizio commettono, continua Anfosso, un grande e grave errore, politica e comunità scientifica, quando pensano di gestire la Covid-19 come una malattia  a termine. Non è più possibile vivere con la caratteristica della precarietà sociale e comportamentale. È arrivato il momento di programmare azioni concrete, stabili ed innovative, a partire dalla sanità fino ad arrivare alla scuola, atte a modificare lo stato confusionale esistente."


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