Coronavirus, il mistero sulle origini: le tre teorie americane

Venerdì 17 Aprile 2020 10:29 di Redazione WebOggi.it

Nel mentre la scienza si concentra sulla ricerca per porre fine alla pandemia, non si ferma il dibattito sulle origini del virus, che si è inizialmente manifestato in Cina. Intanto la rete all news americana Cnn rivela che gli Stati Uniti indagano sulla possibilità che il coronavirus sia 'nato' in un laboratorio di Wuhan e che si sia diffuso per un incidente e la Cina torna a smentire. 

Il noto quotidiano statunitense Washington Post dedica, invece, un articolo a tre teorie: "una chiaramente falsa, una possibile ma non supportata da prove note e una sostanzialmente vera".

Secondo la prima ipotesi l'epidemia è collegata alla ricerca sulle armi biologiche. Già a gennaio, quando iniziava il lockdown nella provincia cinese di Hubei, il Washington Times rilanciava una ricerca dell'ex ufficiale dell'intelligence militare israeliana, Dany Shoham, per sostenere che il "coronavirus potrebbe essere nato in un laboratorio collegato al programma di armi biologiche della Cina" a Wuhan, suggerendo - scrive il Post - che "il Laboratorio nazionale per la biosicurezza e l'Istituto di virologia di Wuhan lavorassero al programma". I laboratori esistono, ma non ci sono prove.

Secondo la seconda teoria il coronavirus si è diffuso da un laboratorio a causa di un incidente. Alternativa "più plausibile" rispetto alla prima teoria, secondo le parole del Post. Un virus di origine naturale che potrebbe essersi diffuso per un incidente dai laboratori di Wuhan. Il professore di biochimica della Rutgers University, Richard Ebright, ha detto al Post di ritenerlo "almeno altrettanto probabile" quanto un incidente fuori da un laboratorio. Altri scienziati non sono d'accordo. Ma "ci sono prove circostanziate", scrive il Post che fanno riferimento alle ricerche sui coronavirus dei pipistrelli di ricercatori della sede di Wuhan.

Due giorni fa il Washington Post scriveva di cablogrammi diplomatici che nel 2018 avevano già nero su bianco i timori per le misure di sicurezza e la gestione dell'Istituto di virologia di Wuhan. Ma, sottolinea il giornale, questo non dimostra che il nuovo coronavirus sia mai stato studiato a Wuhan. "Non ci sono prove si sia diffuso da un laboratorio", ha rimarcato il microbiologo Andrew Rambaut dell'Università di Edimburgo.

Per la terza teoria "il governo cinese ha ingannato il mondo sul coronavirus", scrive il Post, facendo riferimento all'offuscamento delle informazioni da parte della Cina. Pechino è stata lenta nella condivisione dei dati, anche con gli esperti dell'Oms, scrive il giornale citando l'inchiesta dell'Associated Press secondo cui il gigante asiatico non avrebbe dato l'allarme per sei giorni, cruciali per la diffusione del virus.

Il Post cita anche articoli di giornalisti cinesi con i dubbi sul tasso di letalità a Wuhan (i dati ufficiali confermati stamani da Pechino parlano di un totale solo a Wuhan di 3.869 morti con coronavirus) e scrive del ritiro di ricerche scientifiche che ipotizzavano nella Cina l'origine dell'epidemia. 

Fonte: adnkronos


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