
Coronavirus. Fake news, violazione privacy e tuttologi da tastiera: la vera epidemia
Giovedì 05 Marzo 2020 20:34 di Adriana Guzzi
L'allarme è alto in Italia, da ieri il Decreto sulle nuove disposizioni di contenimento e prevenzione del contagio segnano una linea profonda e storica sui provvedimenti governativi per il nostro paese. Scuole chiuse , eventi e manifestazioni annullate. Invito alla cautela nei contatti pubblici e alla sobrietà. Invito risuonato a gran voce sui media da parte del Presidente del Consiglio , Giuseppe Conte.
Neanche mezz'ora dopo, la "controinformazione", ormai dilagante e svilente, corre sui social e nei gruppi W.app. Un fiume in piena di di audio, messaggi inoltrati e forum di discussione nei gruppi.
Girano nomi, illazioni, presunte infrazioni dei protocolli sanitari. Tutti sanno, tutti dicono, tutti inoltrano. Usano il ditino benedetto per premere "inoltra" senza neanche dare il tempo alla sinapsi di chiedersi se esiste per un motivo, in quel cervello.
Poche ore dopo dalla notizia del paziente positivo nel catanzarese, nessuno si chiede come stia. Ma tutti sanno chi sia, cosa abbia fatto e ognuno ha le credenziali per giudicare e, spesso, insultare a mezzo social il malato, (perchè ce lo dobbiamo ricordare che è un malato), con parentela annessa.
A seguire la notizia che darebbe un ragazzo trentenne infermiere in una nota clinica del Capoluogo, come terzo contagio. Ovviamente falsa e ovviamente diffusa. E il copione si ripete.
Ora, premesso che la ricaduta morale sulle persone in oggetto è al limite del criminale e di certo vergognosa, rimane che le implicazionisociali e legali sono ancora più gravi.
Il fatto che si abbia la psicosi o la paura del contagio, tanto è questa la scusa che ci diamo da commentatori violenti e compulsivi,NON giustifica in alcun modo una condotta così irresponsabile da goni punto di vista per cui la Calabria si sta distinguendo in queste ore.
La gestione dei primi casi calabresi fa disonore da più punti di vista a tutti noi ma il più grave è quello umano.
Siamo una regione capace di "screenshottare" chat private e girarle, inoltrare audio imbarazzanti e soprattutto di registrarli, violare il buon nome e il decoro di persone e strutture che danno lustro e posti di lavoro al territorio. Diamo per certo un comportamento disonesto, lo diffondiamo per poi essere smentiti da fonti ufficiali e apprendere che l'unica "colpa" è, semmai, quella di aver contratto un virus per cui si necessita di cure.
Peggio ancora, siamo una Città che dopo aver svuotato i supermercati non trova il tempo di pensare, tra un commento e un altro , alle conseguenze delle nostre azioni.
Come al fatto che la "tutela" per la salute di tutti passa, soprattutto, dal fare ognuno la nostra parte e ... no, non a sputar veleno sugli altri.
Trincerati dietro una tastiera o un telefono, assolti dalle nostre coscienze con la miserabile scusa della tutela pubblica, svendiamo amici, parenti, economia e onore per un secondo di protagonismo. Per avere quell'attimo in cui ci pare che dire la nostra abbia un peso. E si, il peso ce l'ha, ma come un programma trash con record di ascolti. Un rumore assordante e grave dallo spessore culturale e sociale che è specchio della peggiore Calabria mai vista.
Una Calabiria in cui ci si ammala di HIV con dei numeri altissimi e ci si controlla in proporzione inversa, NON SI TEME IL CONTAGIO E NON SI PREVIENE. Un posto in cui lasciamo i nostri anziani morire in casa di una banale influenza, più che di patologie gravi, perchè non troviamo il tempo di assisterli.
Una città in cui ci preoccupiamo se i nostri figli si contagiano per strada e li "iniziamo" al cyber-odio nelle nostre accoglienti case.
Indignamoci. Fermiamoci e indignamoci oggi, perchè le nostre paure peggiori si sono già manifestate: SIAMO INFETTI E CONTAGIOSISSIMI.
Infetti di quella frustrazione che sfoghiamo sugli altri senza pietà, contagiosi di quella vile ignoranza di cui andiamo fieri.
Fermiamoci, ripartiamo dal fare. Fare ammenda. Ripartiamo dalla verità: esistono persone per bene, e anche quelle si ammalano. Esistono quelle meno per bene e quelle si ammalano di sicuro, nell'anima . Seguiamo i protocolli, diffondiamo bollettini ufficiali, quando utili alla comunità,laviamoci le mani ma non la coscienza.
Si libererà un sacco di tempo mal investito. Potremmo aprire un libro con i nostri figli a casa da scuola, fare una doccia in più, e un dolce per cena. Potremmo fare qualcosa che davvero serva o interessi a tutti, o anche a pochi, ma che abbia valore... almeno quello.
E i messaggi usateli per avvicinarvi alle persone visto che non si possono toccare finchè c'è tempo, che quello si che è poco.
