Coronavirus, boom di contagi. Perchè?

Sabato 10 Ottobre 2020 08:48 di Redazione WebOggi.it

"Picco di contagi" è la parola che più spesso si legge in questi gioni, a fronte di oltre quattromila contagi delle ultime ore, le misure restrittive aumentano, e con loro le preoccupazioni e i titoloni dei giornali.

Ma quanto è realistico il paragone della situazione pandemica con quella di marzo?

 Il 23 marzo avevamo 3.204 persone in rianimazione in tutta Italia e siamo arrivati ad una punta massima di 4.068 letti occupati il 3 aprile, alla stessa data si registravano 20.692 ospedalizzati con sintomi (ed erano 29.010 il 4 aprile). Oggi gli ospedali stanno curando in reparto3.925 persone.

 Una cosa si tende a non considerare nel fuggi fuggi all'allarmismo: la curva del rapporto tra positivi e tamponi effettuati.

Oggi le Regioni vantano una capacità di tracciamento molto più diffusa che in passato. Il 23 marzo la Protezione civile aveva registrato appena 17mila test. L'8 ottobre siamo arrivati a 128mila.

Quindi quanto è normale la "risalita" degli infetti? Più tamponi, più contagi. 

Altro dato trascurato: la percentuale di positivi sul numero di test è oggi molto, molto inferiore rispetto ai mesi del lockdown. Basta guardare la curva, oppure il dato singolo. Il 23 marzo, per dire, il 28,06% dei tamponi fatti risultava positivo: ieri il 3,48%.

 Considerato poi  il numero di ricoveri decisamente inferiore, di sicuro oggi testiamo tante persone infette ma non "malate".

Il 93-94% dei pazienti in isolamento domiciliare sono infatti asintomatici o poco-sintomatici. Tracciamo cioè individui che nel caos di marzo non ci saremmo mai sognati di sottoporre a tampone, concentrati come eravamo su quelli con sintomi e sui loro parenti stretti. Bisogna tenere alta l'attenzione sicuramente. Ma anche osservare i dati per quelli che sono realmente.Covi


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