Ciao Ernè, anzi... arrivederci.

Domenica 08 Agosto 2021 08:01 di Adriana Guzzi

Ho sempre odiato i saluti e sempre fatto in modo che passassero in sordina, perchè non credo negli addii, solo negli arrivederci.

Ma tu ci hai costretti a salutarti, improvvisamente. In sordina ci hai un pò vissuto, senza una parola di troppo. In silenzio ci hai lasciati, orfani di una bottega che eri tu.

Tu eri il profumo del prosciutto buono che mia figlia riconosceva dalle scale, tu la fregranza dei panini prima della scuola, o la memoria delle mozzarelle che mi piacciono, e di cui non ricordo il nome perchè, tanto, lo ricordavi tu.

Tu e solo tu eri in casa nostra: " Oggi voglio il paninazzo di Ernesto".

La tenda che si apre e tu dall'altra parte del bancone è una scena che generazioni ricordano e piangono. Generazioni.

Sei stato nella vita e nelle famiglie di tutti, sei oggi nella sofferenza di ognuno.

Hai cresciuto figli, aspettandoli con del pane incartocciato sulla soglia. Hai assistito lavoratori, tutti in fila alla tua porta per un sapore di casa.

Hai sopportato mamme e papà con gli ordini al volo e in chiusura...come me, che mi guardavi severo quando spuntavo a fine giornata.

Ma poi tornavi al tuo posto, sempre, anche con la porta già chiusa. La riaprivi e tornavi a servirci. 

E' un insegnamento quello che è andato via con te. E' un modo di vivere e un modo di lavorare che ti sei portato via. Non è solo la bottega del quartiere che rimpiangeremo, piangiamo Ernesto.

Io e tutti quelli che guardavano dalla finestra per vedere se eri aperto, piangiamoErnesto Corigliano.

E il tuo modo di essere  umano e commerciante, che non tornerà.

Perfino il tuo modo di dare il resto, assieme a quello senza fronzoli di ricordarti di tutti.

La serranda chiusa e un lenzuolo appeso mi hanno dovuta avvertire, non ti ho potuto salutare. E mi fa male Ernesto.

Mi porto i tuoi " Chi voi jà..." esasperato a orari impossibili, sorrido delle volte che mi hai messo da parte il pane "ppè a picciulidda" e penso all'ultima volta, quando ti ho chiesto quattro panini all'ora di pranzo e tu li stavi già tagliando per farcirli.

" No Ernè, stavolta no".  Quanto vorrei ora averli mangiati fatti da te anche quell'ultima volta.

E invece no, stavolta no. E mi illudo che queste due righe siano un piccolo ricordo e un balsamo, per me che non sono riuscita a dirti "ciao" e per tutti quelli che ti hanno amato e stimato.

Ciao Ernè, anzi...arrivederci.


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