Christian Malacaria, da Catanzaro alla Nasa

Sabato 17 Marzo 2018 10:00 di Redazione WebOggi.it

Da Catanzaro è giunto fin negli Stati Uniti, in Alabama. Sembra un racconto avventuroso, invece è la storia vera, verissima di un catanzarese, Christian Malacaria, 34 anni, ad oggi considerato uno degli esperti di osservazioni a raggi X di stelle di neutroni. Questo nuovo viaggio negli USA gli ha cambiato la vita, un vero e proprio cervello in fuga: dopo la Laurea Triennale e quella Specialistica all'Università "La Sapienza" di Roma, ci sono poche speranze di trovare un dottorato nell'Università italiana. Sebbene il nostro sistema di educazione sia eccellente nel campo delle scienze naturali, i posti di ricerca sono pochissimi, quasi assegnati già all'uscita dei bandi. Allora bisogna rivolgersi all'estero, cercare qualche ente che valorizzi gli studi appena conclusi. "Avevo ben chiaro quale fosse il percorso da intraprendere, nonostante l'immobilità del sistema di ricerca italiano, nonostante la mia determinazione mi avrebbe allontanato da affetti e radici, sapevo bene che se avessi voluto diventare uno scienziato, avrei dovuto fare scelte scomode"- ci racconta Christian - "Avrei potuto prendere diversi indirizzi, ma volevo continuare a lavorare nello stesso ambito scelto per la mia tesi di Laurea: l'Astrofisica delle alte energie." Così, dopo aver fatto domanda in diversi istituti Europei, trova la motivazione giusta. "Un istituto di astrofisica in Germania offriva un posto di dottorato che riguardava proprio ciò che cercavo. Il gruppo di ricerca è uno dei leader a livello mondiale per quanto concerne il mio campo di studi. Così ho fatto domanda e mi hanno subito preso in considerazione: mi hanno chiamato per un colloquio, parte del quale consisteva nell'esposizione pubblica dei miei risultati della Tesi, in inglese, davanti ad alcuni tra i maggiori esperti mondiali di astrofisica delle alte energie. Ero gasato, ma terrorizzato allo stesso tempo." Eppure la passione prevale, Christian supera il colloquio ed entra a far parte del team di ricerca tedesco. Pubblica articoli su riviste di ricerca prestigiose, collabora con esperti di tutto il mondo. Ma non finisce qui. L'istituto tedesco è"gemellato" con uno dei più grandi istituti di ricerca mondiali, che si trova in Giappone. I giapponesi notano il suo lavoro, e quando Christian si propone per una collaborazione non ci pensano due volte. "Potevo condurre parte della mia ricerca insieme ad un gruppo di ricercatori che ha ideato e "si prende cura" di un telescopio a raggi X montato sulla Stazione Spaziale Internazionale. I risultati di queste collaborazioni hanno implicazioni molto rilevanti!" Christian cavalca questa nuova opportunità e si trasferisce in Giappone. La Calabria si allontana: per un anno Catanzaro non è altro che un'immagine sullo schermo quando chiama i genitori su Skype. Continuano le collaborazioni e le pubblicazioni. Dopo un anno ritorna in Germania a concludere il dottorato. Ma non è solo studio e ricerca: èintraprendenza, tenacia, strategia. "Fare scienza non vuol quasi mai dire fare scoperte sensazionali", ci confessa Christian, "vuol dire prendersi cura dei dettagli, vuol dire collaborare con persone mai viste, saper ascoltare l'esperienza di tutti, mettendole d'accordo, e far emergere l'idea di sottofondo da quel mare di informazioni, andando ad aggiungere un piccolo pezzo nel complesso puzzle che è l'Universo." Il dottorato si conclude con il massimo dei voti e comincia la carriera successiva, quella che in gergo viene definita "post-doc". Ma la politica dei piccoli istituti di ricerca, specialmente quelli Europei, è quella di rinnovare il personale continuamente, e cosìChristian sa che sarà costretto a migrare ancora una volta. Il mondo della scienza sa essere meschino, non si tratta solo di meritocrazia: bisogna trovarsi con la persona giusta, al posto giusto nel momento giusto, oppure si rischia di rimanere senza lavoro. "Avevo un contratto a termine che stava per concludersi e non riuscivo a trovare una posizione che facesse al caso mio. Vedevo i colleghi abbandonare la ricerca accademica uno ad uno, perchési trovavano nella mia stessa situazione e non riuscivano ad ottenere un contratto. Il mondo della ricerca èspietato, estremamente competitivo, e non basta essere bravi per avere un posto assicurato". "E così, tra una ricerca e l'altra, ho cominciato a fare domande nell'industria italiana: Alenia, Enea, Enel, Leonardo, e tante altre. Le ho provate tutte: non ho ricevuto risposte da quasi nessuna azienda, e quelle che ricevevo erano negative, così, senza nemmeno un colloquio. Ero disperato." Ma dopo il momento più buio, si sa, arriva l'alba. Christian comincia a ricevere delle offerte di post-doc: dalla Cina, dal sud America, e dalla Polonia. "Non trovavo nulla che mi soddisfacesse davvero, ma dovevo darmi una mossa o sarei rimasto disoccupato, perciò stavo per accettare la posizione in Polonia. Il gruppo che voleva assumermi è uno dei top, solo un po' più lontano dai miei interessi scientifici ideali." Sulla via per il freddo est, però, arriva una notizia che sconvolge tutto. "Non ci speravo più: avevo proposto un progetto di ricerca alla NASA alcuni mesi prima; chiunque mi aveva detto che era inutile, troppo competitiva, troppa gente che ci prova. Solo chi mi stava vicino mi invitava davvero a non mollare. Qualcuno devono pur sceglierlo, mi dicevano". E quel qualcuno è proprio lui: la NASA gli offre un post-doc come parte del team del telescopio Fermi. È un telescopio NASA, ma ha un nome in onore di uno dei più grandi scienziati al mondo, l'italiano Enrico Fermi. "Qui continuo a lavorare nel mio campo, l'astrofisica a raggi X applicata allo studio delle stelle di neutroni. Le stelle di neutroni sono stelle speciali, hanno campi magnetici e gravitazionali talmente elevati che nessun laboratorio terrestre può riprodurli. Per studiare la materia e la fisica in quelle condizioni non possiamo fare altro che affidarci alle stelle di neutroni." "Poco prima che arrivassi qui, il team di ricerca di cui ora faccio parte ha ricevuto il prestigioso premio Bruno Rossi, l'equivalente del Nobel per l'Astrofisica delle alte energie e, ancora una volta, ha un nome tutto italiano!" L'Italia e' spesso teatro di notizie sconfortanti. Soprattutto al sud, e in Calabria, non è facile trovare delle forti motivazioni. Ma i calabresi e i catanzaresi hanno bisogno di ascoltare e condividere anche buone notizie, di sentirsi orgogliosi della propria terra. Grazie a Christian credo che oggi abbiamo tanti motivi per esserlo. Christian ha portato un altro po' d'Italia e di Catanzaro in giro per il mondo della ricerca, ma spera sempre di poter tornare in Italia. "Ho dovuto abbandonare l'Italia per mancanza di fondi, non per pura scelta", ci confessa. "Certo, l'esperienza e la professionalità che si maturano collaborando all'estero sono impagabili, e se si vuole crescere davvero in questa professione èindispensabile collaborare con scienziati di tutto il mondo. Eppure la mia terra mi manca, dalle grandi alle piccole cose quotidiane. Noi italiani siamo particolarmente legati alle nostre radici, ed in particolare i calabresi hanno tanti motivi per esserlo. Quando torno nella mia città sto bene, semplicemente, non mi serve nessun motivo particolare!" E poi continua: "Certo, per me c'èancora lavoro da fare, dovrò compiere altri passi e forse migrare altre volte, ma di sicuro il lavoro qui alla NASA mi ripaga di molti sacrifici: collaboro con alcune tra le menti più brillanti nel mio campo di ricerca, e dirigo personalmente alcuni progetti di ricerca all'avanguardia. Eppure non so dove sarò fra qualche anno. Spero un giorno di poter tornare in Italia e restituire alla ricerca tutto quello che la nostra Università mi ha dato in termini di formazione e competitività. Quel che so per certo è che, ogni volta che tornerò in Calabria, a Catanzaro, mi sentirò a casa." E noi saremo sempre felici di accoglierti a Catanzaro, Christian!

Stefano Veraldi #fareperCatanzaro


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