Celia invoca le dimissioni di Zimbalatti per "ineguatezza culturale e civile"

Mercoledì 30 Gennaio 2019 17:30 di Redazione WebOggi.it

 

"La frase pronunciata dall’assessore  reggino, Nino Zimbalatti, è di una gravità assoluta. Un rappresentante delle istituzioni, tra l’altro delegato alla sicurezza urbana, che si arroga il diritto di offendere una tifoseria e una città intera che è bene che se lo ricordi è il capoluogo della Calabria."

Queste le parole del consigliere Fabio Celia.

"La sua infelice sortita, da ultras della curva, di quelli che usano lo stadio e la passione sportiva per sfogare la loro vera personalità, quella che nella vita quotidiana mascherano con artificio, non meriterebbe commento. “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.” Dovrei prendere a prestito la frase che Dante disse a Virgilio, ma l’offesa non può passare sotto silenzio, perché viene in un momento in cui forte è la necessità di una Calabria unita. Quello che ha detto Zimbalatti è una espressione di un uomo insoddisfatto, un eterno sconosciuto non solo per noi, ma dagli stessi suoi concittadini, che ha provato a vivere un momento di gloria offendendo un popolo, quello catanzarese, provando a minare quel clima di concordia che si è creato tra Reggio e Catanzaro  dopo gli anni bui e le tensioni anche allora fomentate da chi aveva solo il fine di sgranellare la Calabria. Metterci l’uno contro l’altro significava impoverire la Calabria lasciandole i pennacchi dei campanili. Ma i catanzaresi e i reggini hanno saputo reagire, forti dei valori e della cultura stessa delle nostre comunità. Certamente, insieme,  sapremo ancora una volta reagire  civilmente perché  detentori di quella civiltà che annovera lo sport tra le sue manifestazioni più alte e più nobili. Chiedo che il sindaco, Falcomatà,  vista la palese inadeguatezza culturale e civile dell’assessore, ma soprattutto la sua spudorata e orrenda capacità di augurare per iscritto la morte a chicchessia, lo allontani subito dall’amministrazione della cosa pubblica ritirando le sue deleghe per tutelare il buon nome e la civiltà del popolo reggino e dell’intera Calabria”

 


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