Caro Feltri, quanto sei piccolo...

Mercoledì 22 Aprile 2020 17:07 di Anna Trapasso

Proprio nel 50° anniversario dell’Earth Day, giorno in cui si festeggia il pianeta Terra, il globo terracqueo nella sua meravigliosa interezza e biodiversità, l’ambiente quale bene comune da tutelare congiuntamente, unendo le forze ad ogni latitudine; proprio oggi, in questo giorno straordinario cui appartiene una carica evocativa e solidale di incredibile potenza, un uomo piccolo piccolo – qualcuno direbbe “inferiore”-  da qualche parte nell’etere ha deciso di spaccare in due la povera Italia, già flagellata dal virus, utilizzando una di quelle affermazioni che noi, esseri pensanti senza rancori né frustrazioni, abbiamo accantonato più di un centinaio di anni fa, da Garibaldi in poi per intenderci.

“I meridionali in molti casi sono inferiori”. Che tenerezza, per non dire quanta pochezza in un uomo solo, che risponde al nome di Vittorio Feltri, ma che non ci farà arrovellare gli intestini come forse vorrebbe, provocatore populista da talkshow di bassa “lega”.

Noi abbiamo ben superato quel trauma dell’ingiuria, del “terrùn”, ci abbiamo fatto i conti e l’abbiamo già dimenticato nelle vacanze estive del ’92, quando a tentare d’ingiuriarci -sciacquandosi nei nostri meravigliosi mari- erano certi nordisti patologici, carichi di invidia e scorie negative che qualcuno vestito di verde gli inculcava a mo’ di diktat.

Già a quei tempi il bambino calabrese col cuore grande risolveva tutto offrendo all’amichetto stronzo un bel Cornetto o un Piedone, una canzone al jukebox e una partita a biliardino. Noi siamo cresciuti sotto il “peso” di queste provocazioni e abbiamo imparato a rispondere con un sorriso. E coi fatti. Non c’è mai stato questo secessionismo ossessivo nel nostro modo di pensare, e continua a non esserci. Anche oggi, quando accogliamo con il nostro grande cuore, tutta la nostra operosità -ed i nostri ridotti mezzi- i pazienti Covid di Bergamo e li rimandiamo a casa sani e salvi.

Fossero anche gli zii di Feltri.  

Siamo italiani e -se proprio dobbiamo interrogarci sul tema- forse europei, non stiamo impiegando il nostro tempo a pensare se siamo meridionali o settentrionali, se di centro-centro, centro nord o centro sud.

Ciò detto, il tema del giorno è, appunto, la Terra. Nella sua sconfinata rotondità.

Un Pianeta che “grazie” al Covid ha visto in breve tempo la natura riappropriarsi dei suoi spazi, i mari tornare puliti, l’inquinamento ridursi anche del 40%. La Terra che è tornata a respirare ed a parlare, lanciandoci così un messaggio a chiare lettere, in una lingua universale. Un messaggio che accogliamo e per cui ci stiamo già dando da fare, un messaggio che forse sfugge al nostro giornalista secessionista.

Questa corsa ad essere i primi della classe in materia di produzione, imprenditoria, infrastrutture, densità di popolazione (vedi la folle affermazione«Il fatto che la Lombardia sia andata in disgrazia per via del coronavirus ha eccitato gli animi di molta gente che naturalmente è nutrita da un sentimento di invidia o di rabbia nei nostri confronti perché subisce una sorta di complesso di inferiorità»), non fa altro che aumentare a sproposito il disagio territoriale e, specificatamente, ambientale di determinate zone d’Italia, che vengono così per vocazione (imposta da chi?) sfruttate e ridotte in stato larvale.

Qualcuno lo dica a Feltri.

Che non c’è nulla da invidiare al verde della Pianura Padana che in poco meno di vent’anni si è ingrigito fino a svanire dalle migliori pagine dei libri di geografia. All’aria salubre che si è man mano intossicata di fumi nocivi e polveri sottili. Agli allevamenti superintensivi che stressano oltre i limiti della dignità migliaia di capi di bestiame e producono metano in quantità spropositate. Ai fiumi tossici ed alle acque salmastre di quelli che un tempo erano i bei mari della Riviera.

Non abbiamo nulla da invidiare a migliaia di persone inscatolate in boschi verticali di design.

Per noi il bosco resta quello dei libri di fiabe, quello con gli alberi ben piantati in terra così come ancora oggi, vergine, il bosco della Sila, dove si respira l’aria più pura d’Europa.

Qualcuno spieghi a Feltri che spaccando l’Italia non si risolve nulla. Anzi, al contrario, considerando l’Italia per l’intero forse si potrebbe giungere ad una soluzione. Ce lo insegnano i più essenziali principi della fisica: l’equilibrio sta nella distribuzione. Di flora, fauna, di popolazione, di lavoro. Di tutto.

Questo “Sud invidioso” ha spazio, sole e aria salubre per tutti quegli anziani inscatolati ad aspettare la fine dei propri giorni nelle case popolari di Rozzano, Lainate, Vimercate e Morimondo. Questo “Sud invidioso” ha pascoli vergini, boschi straordinari, mari puliti e cuori generosi tanto da dividere il tutto in comunione con tutti. Anche con Feltri, cui un bel bagno a mare farebbe senz’altro bene, quantomeno a rinfrescarsi i pensieri.

La giornata della Terra per noi è questo: il suolo, le acque, gli animali sono beni comuni e in quanto tali vanno tutelati senza se e senza ma, senza nord e senza sud. E’ un concetto quasi banale che ci insegnano per primo alle elementari e nei gruppi scout, ma che forse col tempo abbiamo sepolto sotto ben altri principi utilitaristici.

Se non ci pensiamo noi, ci penserà la natura, con il suo incedere silenzioso e deciso. Volitivo e punitivo. E il Corona Virus, da ultimo, qualcosa dovrebbe averci insegnato…


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