Anna, da Catanzaro alla Valle D'Aosta. Quando la resilienza ha radici al Sud.

Domenica 21 Aprile 2019 12:02 di Adriana Guzzi

 

Ci ho messo un paio di giorni per essere pronta a raccontare questa storia, in realtà non sapevo come farlo. Troppo facili i pietosismi, ancora più naturale la rabbia condivisa a macchia d'olio su social e testate locali per un gesto ignobile.

Questa però non è la solo la storia di un gesto di prevaricazione qualunque, è la storia di una calabrese, di una donna, che mostra i denti a chi glieli vuol segare.

Catanzarese di nascita, con un amore viscerale per la sua terra che senti risuonare da ogni parola per il mare e il calore della sua città. Un amore che le brilla negli occhi, ma che si spegne per le difficoltà, lontane da quì.

Anna De Santis, mamma, produttrice di vino, ha scelto la terra della Valle d'Aosta per dare dignità alla crescita di suo figlio, e da sola lavora tra i filari delle viti che l'hanno amata e lei riama con devozione.

Ma l'amore non basta e un masso in caduta da una montagna le ferma produzione e vita. Quel giorno cambia tutto per sempre e finisce nelle maglie di una giustizia lunga e costosa in un contenzioso con Provincia e Regione. Un calvario che dura da anni, che la piega senza spezzarla ma che toglie risorse, vitali, al suo vino fatto di sudore e fiducia. Non si arrende Anna, si attacca alla vite come un tralcio, decisa a portare frutto. Imbottiglia il suo sogno senza macchinari, non li ha, attacca etichette a mano, una ad una. Nelle notti in cui molti dormono, lei è in piedi tra le botti, interstardita a farlo nascere quel vino, che sa di rivalsa.

Una regione piccola, geograficamente opposta alla sua Calabria, le sue bottiglie non possono fare tanta strada. Si propongono direttamente in cantina o nei mercatini locali, come molti altri. Non sto raccontando la storia di una grande azienda, "solo" quella di passione e sacrificio siggillate in vetro e che scorrono in vene del sud. 

Piccola produzione, grande concorrenza. Tanto che, mi dice, dopo martedi notte, per un secondo ha pensato che la terra le chiedesse di fermarsi. Il 16 aprile, notte tempo, 50 viti hanno trovato un taglio netto da parte di ignoti (come riportato nella denuncia ai carabinieri). Per lei non è solo un danno, per lei, dice " non hanno compreso il valore della terra, non hanno preso le viti quella notte, ma un pezzo di quella terra che è anche loro".

Sfoga su Facebook la sua rabbia e le sue domande. Quando le chiedo cosa vuol dire ai calabresi, riesce a dire l'unica cosa che vive da tanti anni "di non mollare, non siamo nati per mollare"

Tanti messaggi e solidarietà, tutta la stampa a scriverne di questo schiaffo che è come un ceffone di un gigante a un bambino: vile e senza appello.

E invece io un appello l'ho trovato, il senso di scrivere di questa storia tra tante, proprio in Calabria, dove non ha casa Anna, ma ha radici. Mi auguro che anche una sola bottiglia esca da quella cantina della Valle d'Aosta per mano di un calabrese. O  anche una sola, irrisoria vite, arrivi da questa terra per radicarsi altrove in memoria di un territorio che troppo bene conosce i soprusi, ma che meglio sa vincerli.

Spero siano per Anna De Santis il ricordo della nostra dignità e del nostro cuore, che non conosce limiti nè distanze. Proprio in questo giorno di rinascita, proprio oggi si possa seminare vita, anzi VITI.

Una vigna che sale sul dorso di un colle fino a incedersi nel cielo, è una vista familiare, eppure le cortine dei filari semplici e profonde appaiono una porta magica. Sotto le viti la terra rossa è dissodata, le foglie nascondono tesori, e di là dalle foglie sta il cielo.
(Cesare Pavese)

Buona Resurrazione, ad Anna e a tutti noi.

 

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