
Anche l'Oms ci dà ragione: “Il virus è nell’aria”
Venerdì 03 Aprile 2020 10:00 di Redazione WebOggi.it
La nostra testata è stata una delle poche, se non l'unica, a riportare quotidianamente le ragioni ed i motivi per i quali la mortalità in Italia è così differente rispetto agli altri paesi del mondo colpiti dal Covid-19. Abbiamo pubblicato tanti articoli sull’inquinamento atmosferico presente in Italia ed in particolare nelle regioni del nord, senz'altro le più coinvolte, argomento da sempre trascurato dalla grande stampa nazionale ed internazionale per la sua incidenza sui grandi interessi economici.
Nel mentre l'argomento è stato toccato in modo superficiale e con molta sufficienza anche da grandi testate nazionali, il nostro giornale è stato sempre attento a raccogliere dati e notizie certe sui rapporti tra il virus e l'inquinamento, come dimostra l'intervista del professore Alessandro Miani, presidente Sima (Società italiana di medicina ambientale) pubblicata da noi ieri (che ha spiegato le ragioni per le quali la propagazione del virus non tocchi tutti i territori ma in maniera più marcata quelli col più alto tasso d'inquinamento), o ancora la coraggiosa videointervista al dottore Aristide Anfosso (che ha puntualizzato come gli elementi atmosferici siano tutte concause del divario di contagi).
Di tutto questo oggi arriva anche la conferma dell’Oms, che ribadisce quanto noi scriviamo quotidianamente sulle polveri sottili.
Sulla questione tanto dibattuta della necessità di utilizzo delle mascherine non ci sono mai state idee chiare. L'Organizzazione mondiale della Salute e l'Italia le hanno consigliate a chi aveva sintomi o assisteva i malati di coronavirus, a Hong Kong sono state rese obbligatorie sui mezzi pubblici, negli Stati Uniti il responsabile del servizio sanitario pubblico ha raccomandato alla gente su Twitter di smettere di comprarle, in Slovacchia e Repubblica Ceca è stato vietato uscire di casa senza indossarle. Questa difformità è l'espressione dei dubbi che ancora sono presenti nella comunità scientifica al riguardo sulla malattia.
Oggi, invece, anche l'OMS sulla base di nuovi studi, che nelle ultime settimane hanno confermato che la diffusione del coronavirus nell'aria è più sostenuta di quanto si ritenesse all'inizio, potrebbe decidersi di cambiare le sue linee guida.
"Allo stato attuale delle conoscenze - spiega Paolo D'Ancona, epidemiologo del nostro Istituto Superiore di Sanità (Iss) - sappiamo che il coronavirus si trasmette prevalentemente attraverso le goccioline nell'aria. Negli ospedali con molti pazienti sottoposti a ventilazione meccanica potrebbe disperdersi anche con aerosol". Quindi, la differenza fra goccioline e aerosol sta nelle dimensioni delle sfere di saliva che trasportano il virus. Ciò ha grandi implicazioni per la diffusione. Le goccioline viaggiano 1-2 metri dalla persona che le emette e cadono subito a terra. L'aerosol resta sospeso in aria e può raggiungere distanze maggiori. Ne conseguirebbe quindi che anche in stanze chiuse affollate e ascensori potrebbe accumularsi il virus, qualora molte persone infette vi rimanessero a lungo.
Una conferma di ciò arriva anche da una ricerca del New England Journal of Medicine, che ha dimostrato che il virus può resistere in aerosol fino a tre ore, da un esperimento del Massachusetts Institute of Technology, che ha osservato che il virus viaggia sia su goccioline che in aerosol, e che quest'ultimo può arrivare a 7-8 metri con uno starnuto potente, infine dal fatto che in Cina, nelle stanze di ospedale che hanno ospitato i pazienti, tracce di coronavirus sono state trovate su davanzali e grate degli impianti di aerazione. Dunque emerge la necessità che dal coronavirus ci si impari a proteggere meglio.
"La mascherina non è una formula magica che ci salva dal contagio" sostiene Marina Davoli, direttrice del Dipartimento di epidemiologia della regione Lazio, "la cosa più importante resta l'attenzione e l'igiene. E poi se la si utilizza bisogna essere molto attenti". Ma anche se le mascherine non sono la soluzione perfetta, esse dovranno diventare probabilmente nostre compagne di vita nella fase di riapertura. Ecco perchè, vista l'attuale carenza di rifornimenti di mascherine, è importante che ci si attivi per dotare tutti dell'indispensabile dispositivo. Per questo motivo l’Iss sta testando i prodotti di nuove aziende italiane che hanno iniziato a produrle. Finora ha dato il suo ok a 40 di esse.
Anche se con ritardo, quindi, ci si sta avviando ad affrontare la problematica della diffusione e del contenimento del Covid-19 guardando con una diversa attenzione a quel legame tra virus e inquinamento al quale non si era attribuita la dovuta importanza, e che invece era stato presente sin da subito negli approfondimenti degli studiosi da noi ampiamente riportati.
