Coronavirus preferisce le aree più inquinate: nuova ricerca americana

Mercoledì 08 Aprile 2020 08:58 di Redazione WebOggi.it

La nostra testata sta riportando da mesi che l’indice di mortalità del coronavirus è legato all’inquinamento. Il virus è molto contagioso, ma la sua letalità è diversa in base al tasso d'inquinamento, per cui è più alta nelle aree più inquinate del mondo, più bassa nelle altre. Tale ragionamento vale per Wuhan in Cina, Teheran in Iran, la Lombardia in Italia, Parigi in Francia, Madrid in Spagna ed ultimamente anche New York negli Stati Uniti.

Alle nostre stesse conclusioni stanno arrivando ogni giorno sempre nuovi e più autorevoli contributi. E' notizia di oggi, infatti, che il New York Times, riportando un’analisi condotta dalla Harvard University T.H. Chan School of Public Health, in base alla quale elevati livelli di particelle PM 2.5 sono associate a tassi di mortalità più elevati per il coronavirus, aderisce alla tesi che i pazienti affetti da Covid-19 nelle aree ad alto inquinamento prima della pandemia hanno maggiori probabilità di morire a causa dell’infezione rispetto a pazienti che hanno vissuto in aree più pulite.

Lo studio di Harvard è il primo a livello nazionale americano a mostrare un link statistico rivelando un'ampia sovrapposizione fra le morti da coronavirus e altre malattie associate all’esposizione di lungo termine alle PM 2.5.


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