All'UMG per discutere di criticità gestionali di beni e aziende sequestrate.

Sabato 24 Novembre 2018 16:48 di Redazione WebOggi.it

Criticità gestionali di beni e aziende sequestrate.

Se ne è dibattuto questa mattina al Campus universitario di Germaneto in occasione del convegno organizzato congiuntamente da Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Catanzaro, Ordine degli Avvocati di Catanzaro e Ordine dei Giornalisti, Associazione Internazionale MCA e AGN, Network degli Amministratori Giudiziari, con il contributo di Ad Majora.

Il dibattito, aperto dai saluti di Rosa Maria Petitto, presidente dell’Ordine dei Commercialisti e Paolo Falzea, Ordinario di Diritto Costituzionale dell’UMG, è stato moderato da Giuseppe Soluri, presidente Ordine dei Giornalisti Calabria.

Assenti il direttore di dipartimento Geremia Romano, il procuratore Nicola Gratteri ed il presidente dell’Ordine degli Avvocati Giuseppe Iannello, i cui interventi erano previsti in apertura.

I temi affrontati, di scottante attualità, sono stati quelli relativi alle criticità operative ricorrenti nella gestione dei suddetti beni in parallelo con i risultati conseguiti in giudizio, dal punto di vista degli operatori pubblici (giudici e amministratori giudiziari) e privati (manager).  

Dopo una minuziosa analisi delle c.d. misure di prevenzione “pensate per tutte quelle ipotesi in cui l’abbraccio mortale tra mafia e azienda non è così forte -ha dettoSalvatore Dolce, Sostituto Procuratore nazionale Antimafia- ed attraverso cui l’azienda può essere messa in condizione di staccarsi da questo abbraccio letale”, si è passati all’analisi degli aspetti contraddittori nell’applicazione delle suddette misure.  

“Il fine -ha detto Dolce- non è sottrarre la titolarità dell’azienda all’imprenditore, ma aiutarlo a liberarsi dalla morsa di questo “abbraccio”. Attualmente, però, a fronte di un’applicazione a pioggia delle misure interdittive si può ottenere l’effetto contrario, può essere veicolato erroneamente il messaggio per cui ci si trovi davanti ad un’impresa così forte da superare il provvedimento della Prefettura e rafforzare l’imposizione mafiosa”.

“Siamo davanti ad una problematica che gli attori del processo devono necessariamente porsi -ha aggiunto- così come è necessario soffermarsi sul fatto per cui l’applicazione di questa norma sia l’unica forma di controllo grazie a cui l’impresa può accedere alle c.d. liste bianche. Di qui la necessità che il tribunale sia molto rigido nelle valutazioni.”

Criticità di natura procedimentale quelle sollevate invece da Giuseppe Valea, nella duplice veste di Presidente del Tribunale della Libertà e Presidente della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Catanzaro.

“In questo momento a Catanzaro siamo in difficoltà perché è qui che si concentrano tutte le richieste di applicazione di misure preventive del Distretto -ha esordito Valea- Non riusciamo perciò a rispettare i termini e dare una risposta per come deve essere data, peccando nella qualità oltre che nella gestione della tempistica in relazione alla quantità di procedimenti”.

Valea si è poi soffermato sugli orientamenti in materia di sequestro preventivo. “Nel momento successivo al sequestro, sarebbe opportuno far sedere ad un tavolo di concertazione il pm, l’imprenditore, il manager, al fine di concordare una linea di operatività tale da salvaguardare l’impresa e tutto quello che c’è intorno. Attualmente, una delle criticità che si rilevano, è che alla proposta segue un disinteresse nella gestione, viene lasciato tutto nelle mani del giudice delegato.

Non si può chiedere al giudice delegato di risolvere il problema, bisogna che l’amministratore giudiziario, conoscendo dettagliatamente il contesto, formuli già le ipotesi risolutive, perché il giudice possa aderire alla proposta con consapevolezza e avendo il maggior numero di notizie in merito”.

Ad occuparsi di “interferenze” tra misure penali di prevenzione e misure interdittive e, dunque, punti di contatto e di contrasto con il mondo della giustizia amministrativa, è stato Nicola Durante, Presidente della Seconda Sezione TAR Calabria.

“Attualmente le misure di interdittiva antimafia vengono confermate tra l’80% e il 90% dei casi -ha detto Durante- dunque ad oggi si confermano come uno strumento che sotto il profilo giudiziario sta funzionando, ma ne voglio sottolineare gli aspetti critici, che si possono riassumere nella c.d. “eterogenesi dei fini”, concetto filosofico teorizzato da Wundt e perfettamente applicabile al tema delle misure di prevenzione”.

“Siamo davanti all’eterogenesi dei fini e, dunque, a una sorta di cortocircuito -ha detto Durante- quando un atto che dichiaratamente vuole perseguire una finalità, ne consegue altre; si parla in filosofia di “conseguenze non intenzionali”. Sul piano normativo si scorge questo concetto laddove ad esempio l’azienda, per poter scongiurare gli effetti di una situazione già grave sul piano amministrativo, è costretta a chiedere che le sia applicato qualcosa di più grave, sul piano penale.

Occorre chiedersi se questo nostro andare verso una connotazione dell’interdittiva che ha effetti sempre più afflittivi, sia compatibile con i principi espressi dalla CEDU e, dunque, quelli di correttezza, parità di trattamento, non discriminazione. La Corte di Strasburgo ha, per l’appunto, introdotto il concetto delle misure “sostanzialmente” penali, misure amministrative il cui grado di afflittività e natura punitiva le rende equivalenti ad una misura penale, per ricadute incisive e sul patrimonio e sulla vita del destinatario. Il c.d. “ergastolo imprenditoriale”.

L’eterogenesi dei fini si ha anche nelle scelte del legislatore, -ha aggiunto- che tramite i rimedi del commissariamento e del controllo giudiziario, sotto il dichiarato fine di scongiurare il pericolo, finisce per perseguire il fine di consentire all’imprenditore di continuare a lavorare. Sul versante teleologico, infine, bisogna smetterla di andare avanti con l’intenzione, anche solo inconscia, che si debba sopperire con misure anticipatorie alla cronica incapacità di portare a termine i processi.

La misura interdittiva non può essere un sottoprodotto di questa forma di incapacità, e deve rimanere il più possibile anticipatoria e allontanarsi da aspetti para-sanzionatori. Se l’interesse dello Stato è proteggere l’impresa dalla mafia e non distruggerla, io imporrei il contraddittorio in fase procedimentale. Inoltre modificherei la norma processuale, togliendo il controllo di sola legittimità e trasferendo questa tra le funzioni di giurisdizione esclusiva”.  

E’ intervenuto poi Vincenzo Capomolla, Sostituto Procuratore della Repubblica di Catanzaro, analizzando il fenomeno su più dimensioni, quella investigativa-giudiziaria e quella politica.

“L’intervento che si riesce a realizzare in contrasto all’accumulazione di ricchezza per via criminale e, in seguito, la corretta amministrazione e gestione dei beni sottratti al circuito criminale, restituiscono fiducia al cittadino, ripristinando spazi di agibilità democratica nella vita di tutti i giorni. -ha detto- bisogna arrivare al punto in cui non si sia più costretti a scegliere tra la legalità e la sopravvivenza, scardinando quella dinamica subdola, che ferisce e colpisce la più intima libertà dei soggetti. L’interpretazione delle norme, di fatto, non può mai essere sganciata dalla realtà”.

Diversa l’analisi di Domenico Posca, Coordinatore Nazionale AGN e Presidente MCA, che ha osservato il fenomeno dal punto di vista tecnico-manageriale.

Posca ha portato alla platea di Catanzaro le ultime novità annunciate nei giorni scorsi al Congresso nazionale degli amministratori giudiziari, relative alla conferma della rimozione del vincolo della vendita degli immobili confiscati, ed il ritorno di una norma che non compariva più nel dl sicurezza, cioè il vincolo per le cancellerie delle misure di prevenzione e degli uffici penali, ad annotare la notizia della disposizione di sequestro.

Puntuale come sempre, l’intervento di Francesco Muraca, Consigliere Nazionale dell’Ordine dei Commercialisti ed Esperti Contabili ed Amministratore giudiziario AGN.

“Per ottimizzare il lavoro degli amministratori giudiziari -ha detto Muraca- abbiamo proposto la costituzione di un osservatorio nazionale interprofessionale sulla normativa antimafia, per avviare un monitoraggio continuo dell’andamento giurisprudenziale sul tema, in modo da evidenziare le possibili criticità e proporre eventuali emendamenti e correttivi, perseguendo i percorsi migliori per garantire la continuità aziendale.

Inoltre non dimentichiamo l’importanza di una costante divulgazione della cultura della legalità in ogni contesto sociale e professionale”.  

La parola, poi, ad Andrea Lollo, Docente di Giustizia Costituzionale presso la Magna Graecia, con una interessante e dettagliata disamina di alcuni recenti casi giudiziari, alla luce delle più recenti pronunce.

Tra questi, il caso in cui ci si trovi davanti ad un decreto di iscrizione nella c.d. “white list” ma non vi sia l’interdittiva, un chiaro esempio di mancato rispetto del principio di non discriminazione. Di qui, Lollo ha evidenziato gli aspetti problematici della normativa di riferimento alla luce dei profili costituzionali. In tema di misure di prevenzione, ci troviamo -secondo il giovane docente- innanzi ad alcune disposizioni che agitano qualche problema di legittimità costituzionale. 

In conclusione, l’intervento di Paolo Florio, Avvocato, Dottore Commercialista ed Amministratore Giudiziario AGN. Florio si è occupato di alcuni aspetti squisitamente tecnici, sottolineando tra gli altri come sia importante inserire i beni confiscati non soltanto nel database dedicato, ma in un contesto in cui siamo evidenti a tutti e a chiare lettere.

Il convegno si è concluso in tarda mattinata, rivelandosi di grande interesse per le varie categorie professionali ma anche per gli studenti, accorsi numerosi in Facoltà per assistervi.

Anna Trapasso


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