Badolato non vuole morire. Lo spirito di un Borgo mai conquistato. (Fotogallery)

Martedì 11 Giugno 2019 08:50 di Adriana Guzzi

Succede che in alcuni posti ci si capiti un pò per caso, succede anche di andarci di proposito a visitarne le bellezze. A Badolato succede che ogni aspettativa però , venga capovolta.

Borgo medievale vi diranno. Perla tra collina e mare, ricca di storia, a traccia di un passato glorioso. Ma in tutto quello che scriveranno e che sentirete dire di questo posto, vi sfuggirà la cosa più dirompente di Badolato: la sua anima.

Mi trovo qui per motivi personali, approfitto di un attimo per progettare di fare un giro per chiese e conventi, ma compio un grave errore: fermarmi al Bar del Fosso.

Teresa mi serve il caffè sul terrazzino che volge su una vista mozzafiato, è lei la prima a farmi assaporare quello che quì è un modo di essere, di vivere, ogni giorno dell'anno. L'accoglienza a Badolato passa per il senso di comunità di cui ti senti subito parte. In pochi minuti, quello che sembra "solo" un punto di ritrovo, diventa il salotto buono del paese. Un salotto inaspettato, vivo e coinvolgente. Culturalmente vivace, dove chi arriva non ha uguale provenienza, nè uguale cultura o lingua ma ha in questo posto il luogo dove sentirsi a casa. E quella sosta di pochi minuti si trasforma in quattro ore di racconto e confronto. Badolato mi arriva come un uragano attraverso gli occhi di chi lo vive e lo conosce, di chi si è lasciato rapire o trattenere da quella forza misteriosa che ora conosco bene, che ti aggancia e non ti molla. 

I racconti di Pepè, Hobby Farmer per definizione, mi riportano alle origini che sono quelle classiche, di una Grecia pensatrice, pioniera. Il passato diventa l'unico modo per comprendere ciò che Badolato è oggi: accettazione. Conosco Jenny, futura antropologa Norvegese, arrivata qui sei mesi fa per studiare il modello di accoglienza che è per tutti il modello "Riace" ma che nasce a Badolato, col primo sbarco di curdi e il primo esperimento di integrazione vera. A Badolato quel modello si evoluto in una forma più nobile, alta e straordinaria. Lo scultore Gianni mi dedica il giusto tempo per capire che la scelta di chi vive quì è un eremitismo concettuale, non fatto di isolamento dalla società, ma di rifiuto delle convenzioni scritte. Quelle che dicono chi dovresti impersonare, cosa dovresti pensare. Quì ti basta essere. Mentre cerco di mettere assieme lo spirito di questo Borgo, si susseguono abbracci, saluti, e si formano tavoli. In un attimo Danimarca, Germania, Svizzera e Austria sono sedute assieme a 250 m sul livello del mare, felici e appagati di aver trovato quello che troppo spesso manca nell'anonimato dei luoghi "sviluppati", la condivisione vera.

La fotografia che si va delineando ha dell'incredibile, in un paese di cui si conosce il medioevo, gli abitanti ne stanno facendo un faro di progresso. Artisti, documentaristi, registi e musicisti hanno scelto Badolato come ritiro buono, non un ritiro di riposo, ma un luogo dove scambiare idee e ricaricarsi di spirito. La piazza principale si trasforma in Agorà, ritrovo mescolato di chi vive e chi passa, perchè Badolato non passerà mai.

"Badolato non vuole morire" era il testo accompagnato dalle impronte digitali dei badolatesi che, ad Ottobre del '96, stava su pergamene inserite in bottiglie. Trecentodue bottiglie, affidate al mare assieme al grido di chi non si arrende, l'anno dopo sbarcheranno esattamente 302 persone, dal mare, in risposta a quel grido.

Si è scritto che nasce tutto da un'idea che mise in vendita le case a prezzo simbolico, quasi fosse che Badolato si regala, in verità, chiunque l'abbia scelta ha ricevuto in dono l'essenza del Sud.  L'essenza orgogliosa, fatta di lavoro e ostinazione, di amore per la propria terra fino a volerla custodire. Non chiudendosi dietro muri ma aprendo le braccia a chi la vuole sentire. Ben lontana da quel luogo solo di quiete per gli stranieri in pensione, ma bacino di calore umano e ospitalità. Arrivo da estranea, e due ore dopo sono di tutti loro. Per loro, tramandare è nelle  vene, da quando nel Catojo gli anziani davano loro gli strumenti e le tradizioni per diventare grandi e.. liberi.

Quì la libertà è conoscenza, umanità, ma è anche ribellione. Badolato ha un municipio quasi deserto, senza bandiere. Uno schiaffo morale che pesa sull'identità, un'assenza che fa sentire orfani di istituzioni. "Il Tricolore è appartenenza e se lo sono portati via, è un fatto gravissimo"mi dicono. Ma in quell'amarezza di chi si sente lasciato solo da quelli in cui ha creduto, c'è anche la fermezza di chi non si arrende: "Badolato non si ferma, si sta muovendo da solo". Niente piagnistei o vittimismi, se qualcuno non fa, gli altri non stanno certo a guardare.

Fino a sera vengo coccolata da chiunque io conosca, sono dinuovo al Bar al tramonto con Teresa e la sua famiglia, suo figlio Vittorio ha gli esami, parliamo di studi e sogni. Dal vicoletto spunta Pepè con gli altri  sollevati di avermi trovata, erano passati da casa a chiamarmi per la cena.

Si va tutti assieme da Mimmo, alla Cantinetta. Un gioiello di piazza Castello che non ha nella sua atmosfera provenzale la sua carta migliore. Come sempre, anche qui, la differenza la fanno le persone. Mimmo è il surplus della ricezione, quando si siede a parlare di musica, di vini e di ricordi estivi. Musica d'eccellenza accompagna la cena, che quando va male ti passa nelle casse, quando va bene passa dalle dita di Mimmo e nelle voci degli ospiti. 

Vorrei dirvi che andrete a Badolato per una gitarella fatta di storia e di cultura, ma mi spiace deludervi, Badolato è un'esperienza. Una di quelle in cui arrivate vuoti e tornate traboccanti. Quei luoghi che vi entrano dentro e che non vi lasciano più, anzi quando la lascerete, se la lascerete, vi si spezzerà il cuore. 

Passo da Teresa a salutare, certa di trovare tutti quelli che hanno ruolo in questo viaggio nel Sud più autentico. 

Provo a pagare un caffè dopo due giorni, provo, perchè chi arriva offre il giro a chiunque sia dentro. Provo anche a sintetizzare in un pensiero la sua anima mentre vado via col magone.

Eccolo: Badolato ha visto epoche, culture, religioni alternarsi.. ma non è MAI stata conquistata. Nessuno ha potuto estirpare lo spirito audace e libero dei badolatesi. Nessuno potrà rallentare il crescere della coscienza sociale, soffocare la spinta di una diversità che arricchisce. Badolato non vuole morire, non ne vuole proprio sapere. La fenice risorge sempre, con colori, lingue e provenienze diverse. Nessuno è più degno di quella bandiera che è stata tolta dai muri ma resta nelle mani. E rimettetela anche fuori dal Municipio, che è l'unica nota stonata in un simbolo di Calabria eccelsa. 

 Io invece ho solo questo: GRAZIE.


Galleria Fotografica




Notizie più lette