L' Europa "discute" di migranti, la Calabria "salva" vite umane.

Venerdì 11 Gennaio 2019 12:00 di Adriana Guzzi

Mentre in Europa i vari governi si rimpallano l'attracco della Sea Watch, nel giorno più caldo di polemiche, la Calabria trova un modo diverso per far sentire la sua voce. Una voce che che arriva dritta e fragorosa nella cronaca nazionale, non per fatti criminosi come spesso accade, ma per dare una lezione di umanità. Un' umanità che sembra vibrare nelle parole del primo cittadino di Melissa , cittadina che , alle prime luci di un giorno qualunque, ha visto arrivare sulle proprie coste 51 migranti. Cinquantuno vite disperse in mare, tra cui 5 donne e 4 bambini, di cui uno di pochi mesi.

"Ho visto immagini che non riuscirò a cancellare dai miei occhi , ho sentito urla di disperazione che non riuscirò a cancellare dalla mia mente".Il sindaco, Gino Murgi crede di non poter dimenticare lo strazio che ha seguito da vicino, come tutti gli abitanti di Torre Melissa, in prima linea nei soccorsi ai naufraghi curdi. "La scena che mi si è presentata davanti era agghiacciante" il riferimento è agli occhi delle donne che, imploranti, con l'unico linguaggio che conoscono da madri, indicavano i loro piccoli perchè gli venisse prestato soccorso per primi.

E' l'alba quando pochi uomini dal mare, da una barca a vela capovoltasi, raggiungono la riva crotonese. Il paese , che ancora dorme, è svegliato dagli urli disperati di chi ha creduto in una possibilità. La Calabria che è terra anche di possibilità negate, conosce bene il valore delle mani tese. E quelle mani, al sorgere dell'alba, non si sono fatte attendere, tra queste, quelle del fratello del sindaco, Raffaele Murgi, che per primo ha soccorso quelli che sembravano gli unici uomini annichiliti dal freddo, portandoli nella sua auto a scaldarsi. 

Da lì a poco, lo scenario che si presenta davanti ai loro occhi è ben diverso: donne e bambini in mare, in attesa di soccorso. La macchina dell' aiuto si mette in moto in tempi record, Hotel che si aprono per accogliere e rinfocillare, forze dell'ordine catapultate a recuperare quelle fragili vite in attesa al gelo. Ma non sarebbe emergenza senza imprevisti, e gli uomini che operano ogni giorno a tutela anche di chi urla da comode poltrone, lo sa.

Una donna col suo bambino impigliati nel natante. Due uomini di stato e di coscienza, in ottemperanza del proprio dovere morale, Pietro Zagami e Vincenzo Cernigliano, della Sezione operativa navale delle fiamme gialle di Crotone, si buttano in mare. Si, si "gettano" per fare quello che sanno fare meglio: rappresentare i valori che indossano ogni giorno. Si tuffano nel soccorso di due vite umane, perchè di questo si tratta, benchè i temi al tavolo dei potenti siano sempre altri. Benchè dai social e dalle calde e accoglienti case,  si recriminino diritti in grado di passare sul terrore e il bisogno di altri esseri umani. Che poi che diritti sarebbero quelli a discapito del diritto di vivere, non si è ben capito.

La Calabria non ci sta, non si conforma alla rabbia vuota e si identifica forte nei cittadini di Torre Melissa, nelle forze dell'ordine e nei rappresantanti di Stato che asciugano vestiti bagnati, danno cibo e un letto, aprono braccia di speranza e consegnano alla giustizia l'aguzzino di turno. Una città che fa fronte unito, che ci lascia il vero senso di comunità. Un richiamo forte che vuole svegliarci dal torpore dell'indifferenza al dolore, un richiamo di chi ha avuto freddo al posto di quelle donne, di chi si è sentito disperato con loro, per qualche ora.

Allora le parole del sindaco che non dimentica siano un monito a ricordare che, anche se ci voltiamo da un' altra parte, anche se discutiamo di migranti la domenica davanti una tavola imbandita, esiste qualcuno che non ne sa nulla. Esiste qualcuno che ha solo paura, ed esiste chi ne ascolta l'urlo e si "tuffa" nella sua umanità. Il cuore della Calabria batte forte, e ieri lo ha mostrato con i fatti. Impossibile cambiarlo, impossibile dimenticarlo, fatevene una ragione.

 


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